In uno dei luoghi più suggestivi di Firenze, laddove via dei Servi offre un maestoso scorcio della cupola di Santa Maria del Fiore, trovò i natali l’architettura di Filippo Brunelleschi.
Se le prime meditazioni dell’architetto si rivolsero all’ingegneria militare, concentrandosi dal 1420 soprattutto sul cupolone, è infatti nello Spedale degli Innocenti, costruito nel 1419 in Piazza Santissima Annunziata, che egli  mise a punto la sua prima opera di marca schiettamente rinascimentale.
È nell’orfanotrofio, uno dei primi a sorgere in Europa, che costui iniziò ad elaborare quello stile che, guardando ai monumenti classici, puntò ad una rinascita della tradizione costruttiva antica, rileggendola, però, con spirito moderno. Non si trattava infatti di imitare, bensì di interpretare l’antico secondo la sensibilità quattrocentesca. 
Ecco che, percorrendo la piazza e volgendo gli occhi all’architettura brunelleschiana che ne definì l’intero volto, percepiamo ancora quella chiarezza che la razionale mente del fiorentino ricercò nella linearità geometrica degli elementi costruttivi: una chiarezza derivante dalla purezza delle forme, messe in risalto dal contrasto cromatico tra la pietra serena e i candidi intonaci delle pareti.  
Sostando di fronte all’edificio che per secoli accolse i “gittatelli”, ne riusciamo allora a cogliere pienamente l’armonia delle proporzioni, nel ripetersi di quell’unità metrica che si frammenta nei suoi multipli e sottomultipli, ad offrire uno spazio nitido e misurabile, la cui bellezza non dipende dall’ornamentazione, raffinatissima ma essenziale, bensì dalla dichiarata regola euritmica che lo governa. 
La sintassi è classica, specificatamente romana, e l’arco a tuttosesto a sovrastare le colonne la fa da padrone, definendo quelle membrature architettoniche che qualificano gli spazi più tipici del maestro e generano la crescita spaziale delle sue architetture attraverso la loro ripetuta successione.
Furono lo studio sull’antico, il genio di un uomo e una serie di elementi scelti per contenere i costi, alla base di una delle più felici realizzazioni architettoniche della storia dell’architettura. Un’intuizione che ebbe una straordinaria influenza su tutte le successive costruzioni, sebbene reinterpretata in modi sempre nuovi.
Ma la cosa che ancor oggi stupisce, è come in quest’armonia di forme e spazi ci si senta coinvolti. Riusciamo ad abbracciarla e a comprenderla mentalmente, e riusciamo a farlo poiché ne siamo parte. Perché quest’architettura è figlia del Rinascimento, dell’età dell’Umanesimo e di quell’antropocentrismo che ne dominò le idee, e dunque figlia di quella capacità dell’uomo di porsi al centro di tutto e dominare razionalmente il mondo.