L’arte è sotto, non è appesa sulle tele dei musei, non è protetta da vetri, allarmi e condizionatori, ma esce dal cemento del sottopasso ferroviario che collega via Don Minzoni a piazza delle Cure, nell’omonimo quartiere residenziale a nord del centro storico. Otto gallerie che collegano i binari ferroviari tra colori, forme e murales scintillanti. Stesso posto per un’ “altra arte” che si rinnova nel tempo, non appare mai la stessa: vi passi mercoledì e ti soffermi su un uccello dall’iride piumaggio, vi passi domenica e fotografi una ghesha che ti ammicca, e ancora lunedì c’è un clown moderno, un koala fumatore, pesci cibernetici e scritte, scritte e scritte. Un’arte diversa, un’arte che vuole raggiungere tutti, cogliere il piacere nello sguardo dei passanti, al di fuori di una galleria d’arte, in una galleria spontanea di colore.
C’è odore di pennelli, spray, tinteggiatura, ma anche odore di pulito passando di mattina, piuttosto insolito per un passaggio come questo. Capisci il perché quando incontri un uomo armato di ramazze e secchi d’acqua, Salvatore Dinamite, per gli amici Totò, palermitano che vive lì da 16 anni, quando ancora il sottopasso era ricettacolo di sacchi d’immondizia e c’era paura di passarvi. L’ottima acustica del luogo convinse Totò a rimaner nel sottopasso per cimentarsi con l’armonica. Questione di fortuna se oggi è ancora lì a prendersi cura di questo spazio di città, con allegria, forza di volontà, convinto che la gente che fa uso del passaggio abbia il diritto di passare in un posto vivibile. Ed eccolo che quando piove forte e l’acqua entra nella strada sotterranea, butta a terra la segatura per evitare che qualcuno scivoli, pulisce pavimenti e lucernari, raccoglie siringhe, sigarette e resti di bottiglie.
Un impegno totalmente gratuito, come un servizio sociale rivolto a tutti i cittadini, per questo nel quartiere è soprannominato “l’angelo del sottopassaggio”. Ma essere buono non significa essere  ingenuo e sprovveduto, e se Totò non pretende nulla in cambio del suo servizio cittadino vuole almeno rispetto per sé e per gli attrezzi del mestiere: si infuria, si amareggia se gli sparisce qualcosa, se gli rubano scope, stracci, detersivi che acquista da solo, con rinunce e sacrifici.
Sul muro accanto alla stanzina degli attrezzi di Salvatore, tra disegni e scritte colorate, si legge: “Portate rispetto a Totò”, non sempre succede, visto che è stato spesso picchiato da vagabondi ed ubriachi che aveva tentato di allontanare perché sporcavano e disturbavano, ma è vero che i passanti abituali aderiscono ad una sorte di legge non scritta, la legge di Salvatore Dinamite, una legge di ordine, d’ingegno e sottolineo  di rispetto.
Totò protegge l’area con un occhio di riguardo all’arte che promuove: è lui che chiama i ragazzi a fare i graffiti sui muri, è lui che organizza eventi pittorici e musicali che fanno del sottopasso un ambiente ricreativo. L’ultimo appuntamento con l’arte c’è stato ad ottobre, con una mostra di Valerio Giovannini che Totò si è preoccupato di curare nei dettagli: opere a olio su carta, tela e tavola, oltre alla street art completamente rinnovata e accompagnata da musiche di fisarmonica e chitarra.
E pensare che tutto cominciò per puro caso: un posto qualunque per suonare la sua armonica e poi unito per sempre ad un luogo di passaggio unicamente surreale. In effetti il sottopassaggio delle Cure con i suoi colori, i suoi odori, i personaggi che lo animano è unico a Firenze. Fa piacere attraversarlo, soffermarsi ad ammirarlo, per pensare che sarebbe bello avere un angelo per ogni altro luogo della strada, sopra o sotto noi si vada!