Da via delle Casine a Piazza Piave si estende, a Firenze, via dei Malcontenti. Un nome curioso, ma che già la dice lunga su questa zona, oggi parte del centro storico ma un tempo relegata ai margini della città.
Area malsana, qui sorgevano laboratori di tintura, un ospedale per orfani e infermi, ed uno per appestati, ma il vero malcontento era quello di coloro che questa strada la percorrevano per l’ultima volta.
Durante il Medioevo, i condannati a morte del Bargello prima, e quelli del Carcere delle Stinche poi, venivano infatti condotti, al fine di essere giustiziati, al di fuori delle mura cittadine, attraversando la cosiddetta Porta della Giustizia, al tempo posta all’incirca nei pressi della Torre della Zecca.
Percorrevano allora queste strade, e oggi possiamo ancora immaginare di farlo con loro, in mezzo ad un lento, triste e tremolante corteo, tra lo scricchiolio di catene, le urla del popolo e le preghiere di coloro che sapevano di andare a morire. 
Capiamo allora l’importanza della vecchia chiesa di San Giuseppe, ove la compagnia dei “Battuti Neri”, cosiddetti perché, incappucciati, si flagellavano in segno penitenziale, offriva un sostegno e gli ultimi sacramenti ai detenuti. 
E riusciamo a sentire le richieste di grazia che dovevano levarsi poi di fronte al tabernacolo con la Madonna e i Santi Giovanni e Pietro, posto proprio sulla curva che, da via delle Casine, si dirigeva verso lungo via della Giustizia, l’attuale via dei Malcontenti. 
Il tabernacolo, sebbene sostituito da una copia dopo l’alluvione del 1966, ancora resta lì, e sembra racchiudere tutte le speranze, i pianti e le sofferenze di quei disgraziati che, in prospettiva della fine, quasi certamente implorarono il cielo per la redenzione di tutti i propri peccati.
Con la chiusura del Carcere delle Stinche, nell’Ottocento, non è allora forse un caso che i condannati trovassero ospitalità tra le vecchie mura del Monastero cosiddetto delle “Murate”, posto proprio tra via dell’Agnolo e via Ghibellina. 
Qui dove oggi sorgono complessi residenziali, attività commerciali e spazi sociali dopo il recupero e la trasformazione avvenuta agli inizi del XXI secolo, ancora rimangono impressi i dolori e le sofferenze del posto nelle terrificanti celle e in quelle grate la cui freddezza riesce ancora a paralizzarci. Questo luogo di reclusione è però oggi un luogo di libertà, e si prepara anzi a divenire, giorno dopo giorno, uno dei nuovi poli dell’arte contemporanea della città, spazzando via con creatività e bellezza gli orrori della Firenze che fu, e mostrando finalmente a questa zona e a queste mura la luce del sole ed un arioso affaccio sulla città e sul mondo.