Passando per Piazza Santa Maria Novella, si è talmente avvolti dalla facciata della chiesa, che spesso nemmeno si notano i due obelischi posti ai lati opposti della piazza. E se non si fotografano, tantomeno ci si chiede che significato abbiano, se siano lì piantati per decorazione, semplice ornamento, reminiscenza storica o capriccio.
Possiamo capire la loro funzione, solo tornando indietro nel tempo, quando alla vigilia della festa del Battista, il patrono di Firenze, ancora oggi celebrata il 24 di giugno, la piazza diventava protagonista di una manifestazione curiosa, decisamente folcloristica: il Palio de’ Cocchi che prende il suo nome proprio dal cocchio usato per la corsa, qualcosa di molto simile alla biga d’epoca romana utilizzata per le corse a Circo Massimo. Ed infatti  il Palio de’ Cocchi venne istituito dal Granduca Cosimo I de’ Medici nel 1563, proprio su imitazione delle gare che disputavano gli antichi a Circo Massimo; una vera e propria riedizione fiorentina delle antiche corse romane, dal momento che i cocchi avevano la foggia dei carri romani, gli aurighi guidavano dritti,  in piedi, vestiti con i colori delle  squadre fiorentine: Prasina (verde), Russata (rosso), Veneta (blu), Bianca (bianca).
Ecco quindi che si spiega la funzionalità dei due obelischi posti nella piazza: essi segnavano i limiti del circuito della gara, vennero fatti costruire in marmo di Seravezza con quattro tartarughe in bronzo poste sulla base, opera del famoso Giambologna, ed andarono a sostituire due guglie in legno che precedentemente avevano la stessa funzione di limitare il territorio della corsa.
Ma proprio ora che abbiamo capito il valore degli obelischi, meno facile è comprendere il significato delle tartarughe foggiate dal Giambologna, su cui non si trovano molte attestazioni. Probabilmente le testuggini, da sempre simbolo di lentezza, erano il contraltare, una vera e propria beffa alla velocità, protagonista e vincitrice della gara.
A parte questa curiosità, su cui ripeto non si trova scritto niente, è importante far sapere o ricordare che la scelta di Piazza di Santa Maria Novella, per le corse con le bighe, non fu affatto casuale. Infatti, proprio a lato della piazza, si trovava in epoca romana l’ippodromo dell’antica Firenze, e ancora oggi le case della parte orientale poggiano le proprie fondamenta sui resti dell’antico edificio. Era dunque proprio qui che fin dal principio,si svolgevano i giochi pubblici, le lotte dei gladiatori, le corse con i cocchi ed i cavalli.
Una tradizione ripresa nel Cinquecento, insieme al Palio dei Berberi, che si correva al galoppo, anziché con le bighe, attraversando tutta la città di Firenze. Un destino analogo per entrambe le corse: tutte e due richiamavano l’attenzione del popolo fiorentino, erano attese, molto seguite, ma entrambe oggi non si corrono più; un vero peccato per Firenze, che dopo il celebre trascorso, non ha oggi più un suo palio.
A ricordare il passato di corse, cavalli, gente gremita nella piazza per tifare, divertirsi, incoraggiare rimangono solo i due obelischi di Piazza Santa Maria Novella, e il nome di una via cittadina, Il corso, così chiamato perché appunto veniva corso da cavalli e cavalieri durante il Palio de Barberi.
Queste le uniche memorie di un passato galoppante, da tempo giunto al gran traguardo del finale, prima gare fiere e vincitrici, oggi ferme al capolinea, forse in attesa scalpitante di riprendere a partire.