Le vie del centro storico fiorentino si caratterizzano per aver conservato, accanto alle nuove, anche le più antiche targhe toponomastiche cittadine, recanti impressi precedenti nomi di vie, viuzze e “canti”. 
Fiancheggiando il Duomo ed imboccando via dell’Oriuolo ci troviamo allora, improvvisamente, a sorridere: proprio sotto la targa dell’odierna via ne campeggia, infatti, una curiosissima, con scritto: “Canto dei Bischeri”. Il motivo di tanto sogghignare, chi è fiorentino, ma anche chi non lo è, potrà allora ben comprenderlo.
I fiorentini sono d’altronde noti da sempre per questo tipico e divertente appellativo, e quasi tutti i forestieri, visitando la città, avranno almeno una volta sentito pronunciare la parola “bischero” che, utilizzata in senso bonario, altro non significa che “poco furbo” e “sciocco”.
Ogni modo di dire possiede, però, un preciso perché, e anche questo simpatico insulto presenta un’origine ben precisa, come sempre rintracciabile nelle pagine della stessa storia cittadina.
Proprio nell’angolo di Palazzo Guadagni, tra piazza Duomo e via dell’Oriuolo, tutt’oggi detto “Canto dei Bischeri”, avevano infatti sede la dimora e le botteghe di una ricca famiglia di mercanti e proprietari terrieri che portava, niente meno, che il nome di “Bischeri”.
Si trattava, in realtà, di una famiglia prestigiosissima, avente un certo peso politico ed economico nella Firenze medioevale, e dunque tutt’altro che sciocca e sprovveduta a dispetto della spiacevole fama che il suo nome porta con sé.
Ma cosa fecero, allora, di tanto poco furbo e di così sciocco i Bischeri se ancora, nel 2012, il loro nome resta impresso nel gergo cittadino?
Quando il comune di Firenze decise di costruire la nuova cattedrale di Santa Maria del Fiore fu disposto l’acquisto di tutte le proprietà circostanti l’area del cantiere, tra le quali proprio quella dei Bischeri. L’offerta di un equo indennizzo destinato alle famiglie interessate dallo sgombero, accettata da tutti, non lo fu, però, da questa famiglia, che rifiutò ogni tentativo di mediazione provando a sfruttare favorevolmente la situazione per speculare sul prezzo. Più il tempo passava, più, infatti, la loro proprietà ostacolava i lavori del Duomo, portando inevitabilmente il prezzo dell’indennizzo a lievitare. 
L’ultima offerta fatta alla famiglia, nuovamente respinta perché giudicata troppo bassa e non adeguata, non ebbe, tuttavia, il risultato sperato. C’è chi parla di un leggendario incendio che, una notte, “casualmente” colpì le proprietà dei “Bischeri” costringendoli ad abbandonarle, ma c’è anche la storia reale di una famiglia che dopo aver troppo tirato la corda con le autorità dovette, infine, accontentarsi dei pochi fiorini offerti da un Comune ormai esausto, estenuato e spazientito.
Nulla, infatti, poterono i Bischeri contro l’esproprio, e la loro stessa avidità li portò a perdere  una grande fortuna. Certo da questo tracollo finanziario la famiglia seppe riprendersi abilmente, ma l’indubbia e poco gradita celebrità fu forse uno dei motivi che portò presto la stessa a cambiare il proprio nome. Nonostante ciò, però, esso non fu affatto dimenticato, tanto che, ancor oggi, continua a vivere tra le vie di questa città e, amichevolmente, sulla bocca di tutti. Da allora, chiunque persegua un atteggiamento sciocco e cocciuto al punto da recarsi un danno, per i fiorentini è infatti rimasto nient’altro che un “bischero”.