Centri commerciali, outlet, industrie, discoteche, concessionarie d’auto a non finire, questo è l’Osmannoro per chi abita o lavora tra Peretola, Campi Bisenzio, Sesto e zona Brozzi: un prato sconfinato in cui anno dopo anno è sorto qualche fungo di cemento, ed ora abbiamo una distesa fitta fitta coltivata a fumi, smog, inquinamento, ma è bene dirlo, anche opere di rinnovamento. Eppure questo territorio dallo strano nome, nasconde  secoli di storia lessicale e culturale.
Un nome particolarissimo “Osmannoro”, a lungo studiato, smontato in sillabe, analizzato per scoprivi dietro la segreta lingua etrusca; sembrerebbe infatti che la bizzarra parola, oggi sinonimo di industrie e di periferia, abbia avuto origine dall’espressione etrusca Osmen Nur, da intendersi come argine (Osmen) del fiume (Nur), riportando dunque ad un passato infesto di paludi. Curioso anche far notare che uno dei più tipici cognomi fiorentini, Mannori, derivi per aferesi (caduta della sillaba iniziale), proprio da Osmannoro!
Secoli storia in cui, a causa della strettoia Gonfolina, posta lungo il fiume Arno, e di piogge tempestanti, la zona poverina veniva spesso alluvionata, completamente sommersa dalle dolci, amare acque.
Paludi bonificate, oggi scomparse, di cui rimangono canali di scorrimento e minuscoli laghetti, detti “stagni di Focognano”,  risorse d’abbeveramento per gli uccelli di passaggio.
Seppur l’ipotesi della lingua etrusca è affascinante ed allettante, per dovere di cronaca, è giusto non scartare anche altre soluzioni: si è pensato che il toponimo Osmannoro non abbia etimologia etrusca, ma derivi dalla famiglia degli Ormanni antichi possidenti della zona, e infatti ancora oggi si incontrano persone che sbagliano dizione e pronunciano “Ormannoro”. E se invece fosse stata proprio la potente famiglia, a prendere il cognome dalla posizione dei terreni posseduti nella zona? Non sarebbe la prima volta che onomastica e toponomastica si sorpassano a vicenda!
Ma non è finita qui, perché dietro l’Osmannoro si nasconde addirittura uno dei personaggi più famosi delle fiabe, la Balena di Pinocchio!
Senz’altro sappiamo che Carlo Lorenzini trasse ispirazione per l’ambientazione del suo capolavoro dal paesino natale della mamma, Collodi, frazione di Pescia, al quale rubò anche lo pseudonimo, ma chi se lo immaginava che l’Osmannoro è lo scenario che ha ispirato la balena che inghiotte babbo e burattino?
Si dice infatti che Collodi per qualche tempo visse in questa zona con il padre che faceva il cameriere al servizio dei Ginori, e probabilmente una delle piene malsane e impantanate gli fu utile per inventare gli episodi legati alle disavventure in mezzo al mare.
C’è ancora un altro episodio che lega Pinocchio alla palude dell’Osmannoro: l’isola delle Api Industriose, dove Pinocchio si rifugia a nuoto assetato e affamato, fa chiaro riferimento allo sconsacrato convento di Santa Croce, situato in questa zona, a pochi metri dalla Motorizzazione, un territorio che nei mesi autunnali ed invernali, rimaneva letteralmente “isolato” dal mondo, costringendo gli abitanti a munirsi di barchini da palude. 
Ad attestarlo è Nicola Rilli, esperto di Collodi che nel saggio Pinocchio a casa sua, sottolinea il collegamento tra l’Isola delle Api ed il convento di Santa Croce:

Il complesso di Santa Croce all’Osmannoro è l’isola delle Api Industriose in cui trovò rifugio Pinocchio. In quell’isola bisognava lavorare per non rimanere d’inverno senza pane. Erano poche le case ed ognuno aveva il suo compito da svolgere: era una formica che riempiva la casa di cose utili, rabberciava le porte, riguardava le barche per andare in paese…

Insomma il complesso di Santa Croce all’Osmannoro, era davvero un’isola sicura nel gran mare paludoso, e a dispetto dell’ignoranza di molti in merito alle vicende di Pinocchio, l’argomento è di pubblico dominio nel comune di Sesto Fiorentino, tanto che si è organizzato un percorso in dodici tappe, per far conoscere alle famiglie con i bambini, il legame tra Campi Bisenzio, Osmannoro, Sesto Fiorentino e l’intramontabile burattino!