Scendendo Via del Corso verso Via del Proconsolo, dopo l’incrocio con Via dei Cerchi sulla destra si trova un passaggio, normalmente chiuso da un cancello grigio. Quel passaggio, quasi un cunicolo, un maniera tortuosa conduce fino alla parallela Via Dante Alighieri.
Si fa ma a consigliarne una visita, sopratutto all’interno, ove più che uno scandalo oggi è davvero stomachevole per l’odore sgadevolissimo di urina e di feci per un luogo che evidentemente è divenuto una sorta di “vespasiano a cielo aperto”. 
L’interesse a pubblicarne la storia viene più dalla bizzarria del nome, anzi i nomi, che gli erano stati affibbiati ove ufficialmente non è chiaro che quel passaggio abbia mai avuto reale iscrizione nella pubblica toponomastica.
Ad ogni buon conto quel passaggio fu costruito verso il 1350 per iniziativa della Magistratura Fiorentina nell’intento di interporre uno spazio fra le famiglie dei Cerchi e dei Donati, acerrime nemiche che generarono le fazioni dei guelfi bianchi e neri, e che avevano lì, confinanti, i propri palazzi. La lotta fra quelle famiglie era così aspra da far addirittura temere che si potesse arrivare a demolire i muri di confine per soprendere l’avversario di notte per cui venne deciso di separarle, anche urbanisticamente parlando.
Come abbiamo detto il nome (più o meno) ufficiale era di Vicolo del Panìco, inteso come graminacea, ma vox populi fu ribattezzato Vicolo dello Scandalo a significarne la sua funzione di separazione rispetto alla guerra fra Cerchi e Donati.
Successivamente il nome Vicolo del Panìco è stato poi attribuito, ufficialmente, ad un vicoletto senza sfondo che arriva su Via della Pellicceria che esiste tutt’oggi.