La Fiorita, entrata ormai a far parte della tradizione ufficiale fiorentina, è una cerimonia in ricordo della morte di Fra’ Girolamo Savonarola, al quale è stata dedicata anche una delle più belle piazze di Firenze, torturato, impiccato ed arso il 23 maggio 1498 in piazza della Signoria dove una targa posta sul selciato di fronte alla Fontana del Nettuno ricorda il triste evento, che recita:

 

Qui
dove con i suoi
confratelli Fra Domenico
Buonvicini e Fra Silvestro
Maruffi il XIII maggio
del MCCCCXCVII per iniqua
sentenza fu impiccato ed arso
Fra Girolamo Savonarola
dopo quattro secoli
fu collocata questa
memoria


La ricorrenza de la Fiorita trae origine dalla circostanza che il giorno dopo la morte del Frate sembra che il luogo del supplizio fu trovato coperto di fiori.
La cerimonia prevede anche la messa nella Cappella dei Priori tenuta dai Padri Domenicani e un corteo, con la partecipazione dei figuranti del corteo storico fiorentino, fino al Ponte Vecchio dove verranno gettati i fiori in Arno.
Fra’ Girolamo Savonarola è stata una figura controversa, talvolta dipinto come carnefice e giustiziere crudele, anche se il tempo gli ha concesso una sorta di riabilitazione storica fino all’avvio della causa della sua beatificazione dell’Arcidiocesi di Firenze del 30 maggio 1997, dopo cinquecento anni dalla sua morte.
Certamente l’intransigenza di Savonarola se è stata l’origine della sua notorietà e potenza è stata anche la ragione della sua fine per lo scontro, inevitabile e irrisolvibile, con il papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia, uno dei più chiacchierati papi della storia.
La realtà storica ha poi dimostrato che Alessandro VI non scomunicò mai ufficialmente Savonarola ove quella scomunica risultò falsa, prodotta ad arte da suo figlio Cesare Borgia. La sudditanza dello stesso papa verso il figlio gli impedì di rilevare l’inganno e quindi di salvare dal suo tragico destino il Frate.
La Repubblica Fiorentina in un primo momento lo sostenne ma il venir meno del prestigio del Frate e il timore dell’interdizione papale gli tolsero questo appoggio. Messo in minoranza dal risorto partito dei Medici fu arrestato nel 1498 e sottoposto a tortura e quindi condannato ad essere bruciato in Piazza della Signoria con i suoi due confratelli Fra Domenico Buonvicini da Pescia e Fra Silvestro Maruffi da Firenze.
La sentenza fu eseguita all’alba del 23 maggio 1498 in Piazza della Signoria più o meno dove poi è stata costruita la Fontana del Nettuno.
Le ceneri dei frati furono gettate in Arno per evitare che fossero raccolte dai fedeli e diventassero oggetto di venerazione e memoria del Frate.
Da qui la tradizione della Fiorita che termina proprio con il lancio dei fiori in Arno.