Non poteva mancare nella nostra piccola raccolta di “bizzarre vie fiorentine” Piazza della Passera che di per sé, almeno per un fiorentino, poco lascia all’immaginazione salvo poi scoprirne la reale origine del nome che, a dire il vero, forse poco importa e semmai ne sciupa l’immediatezza dell’ironia.

Piazza della Passera è una piccola piazzetta dell’Oltrarno di Firenze, nota anche come Canto ai Quattro Leoni, posta all’intersezione tra via dello Sprone, via Toscanella e via dei Vellutini, che si caratterizza per ospitare, grazie anche all’attivismo dei residenti, diverse manifestazioni culturali.

La piazza (già detta Piazza dei Sapiti, che fu creata all’inizio del XX secolo con l’abbattimento di un edificio ad opera di un benefattore inglese che voleva dare maggior aria e luce ad un dedalo di viuzze che ancor oggi caratterizza questa parte della città) è stata ribattezzata ufficialmente con il suo nomignolo popolare solo nel maggio 2005 per iniziativa dell’assessore Eugenio Giani, anche se ciò ha portato a polemiche relative all’opportunità di istituzionalizzare un simile toponimo (a Firenze si indica con il termine “passera” l’organo genitale femminile).

Va detto che questo non è l’unico toponimo “sconveniente” dello stradario fiorentino, basti pensare a Via dell’Amorino (un tempo strada di case di tolleranza), Via delle Belle Donne, Via delle Serve Smarrite (oggi Via del Parlagio) e Via Vergognosa (oggi Via Borgognona; anch’essa sede un tempo di alcuni postriboli).

Riguardo alle origini del toponimo, ci sono due diverse versioni. La prima fa riferimento alla presenza in loco di un antico e rinomato casino (pare frequentato persino dal Granduca Cosimo I), il cui rudere fu appunto demolito negli anni venti del XX secolo. Peraltro anche nella vicina Via dei Vellutini fino agli anni venti del XX secolo esisteva un altro bordello, che potrebbe essere all’origine del rinnovato nomignolo popolare della neo-realizzata “piazza dei Sapiti”.

Una seconda ipotesi, supportata anche dallo storico Piero Bargellini (che però riguardava in antico altra piazza di Firenze), fa riferimento ad un evento del 1348: in quell’anno alcuni bambini del quartiere trovarono in questa piazza una passera morente e, credendo che fosse stata vittima di qualche monello o di un gatto, cercarono di salvarla senza riuscirci. La storia finì tragicamente, perché il volatile era ammalato di peste e questo fu l’inizio della tragica epidemia, descritta da Giovanni Boccaccio nel “Decamerone” che doveva portare in pochi mesi alla morte di 40.000 fiorentini su 96.000 ed al crollo della potenza economica della città. Una leggenda simile, che però ha per protagonista una gazza, esiste anche a Siena.