Straordinaria isola di pace, palese contrappunto al caos che regna tutto intorno, immobile e silente è la collinetta di Piazzale Donatello, riposo eterno di coloro che vennero detti “inglesi”, protetti sulla bassa roccaforte dal traffico dei viali rombanti ai suoi contorni.
La monumentale ellissi del Cimitero degli Inglesi, incastonata tra i viali della circonvallazione fiorentina, è affascinante paradosso al frastuono dei motori, necropoli di nomi noti e meno noti, fonte di aneddoti e curiosità, spesso non conosciute da chi vive tutti i giorni la città.
Esordiamo ricordando che l’originario nome del cimitero non era quello attuale, attribuito cioè agli inglesi, ma “Camposanto degli Svizzeri”, in quanto il territorio su cui sorge era stato donato agli elvetici per seppellirvi i membri della loro comunità; è stato il tempo e l’incuria lessicale del popolo fiorentino ad aver ribattezzato il luogo, dedicandolo così agli inglesi. Sembra infatti che il volgo chiamasse indistintamente “inglesi”, tutti gli stranieri della città, e non c’è troppo da biasimarli, gli antenati fiorentini, quando si scopre che la comunità britannica a Firenze era la più consistente, stando ai dati percentuali.
Ad ogni modo, il problema non sussiste, nonostante il falso appellativo, il cimitero ancora oggi è proprietà della Chiesa Evangelica Riformata Svizzera.
Ma veniamo al luogo dove sorge il camposanto, in pieno centro, sicuramente inusuale per destinarlo al riposo delle anime. Il motivo è subito chiarito quando si scopre che la locazione del cimitero cambiò in modo piuttosto repentino; inizialmente non era certo nel centro cittadino, tutt’altro, occupava una collinetta isolata, fuori dalle mura urbane, ma nell’Ottocento, in prospettiva di eleggere Firenze a capitale del neonato Regno d’Italia, cominciò il rinnovamento di tutta la città.
Ad opera dell’illustrissimo architetto signor Poggi, le mura medievali caddero a terra con gran tonfo e il cimitero all’improvviso si trovò ad occupare un bello spazio proprio nel cuore di Firenze, ma ahimè, proprio in via del fatto di essere entrato nello spazio fiorentino, con la legge del 1877 che vietava le sepolture negli spazi urbani, non ha potuto più ospitare alcuna salma, e le nuove anime straniere trovarono pace nel cimitero evangelico degli Allori, posto su via Senese, in zona Certosa.
Da quel 1877 dunque, il cimitero stette lì, immobile e inattivo, ancora a ringraziare la sua magnificenza e gli importanti nomi delle anime sepolte, grazie alle quali non venne smantellato, ma anzi preservato!
Fra i nomi importanti, che il cimitero porta iscritti sulle tombe, troviamo Jean Pierre Viesseux e Sismonde de Sismondi, entrambi di nazionalità svizzera, e soprattutto la figlioletta del pittore elvetico Arnold Bocklin, la piccola Beatrice. Morte dolorosissima per l’artista svizzero che nell’opera L’isola dei morti, prese ispirazione proprio dall’oasi mortuaria di Piazzale Donatello, dove fu sepolta la figliola prediletta, affascinato dalla possente forza onirica del luogo, con la sua montagnola svettante sulla città.

Lasciando da parte altri nomi di sepolti meno noti, il monumentale cimitero ospita ben 1409 sepolture, sparse in maniera non troppo regolare nei quattro quadranti dell’ellissi, un’area tagliata da due viali perpendicolari che nel punto d’incrocio, presso la sommità della collina, fanno spazio al dono lasciato al camposanto da Federico Guglielmo di Prussia nel 1858, una colonna che troneggia nel riposo, ed alta guarda il mare magnum del caos della città, i suoi affari e i suoi viventi.