Un nome che non ha bisogno di preamboli e presentazioni, lo ritroviamo nel Palazzo storico fiorentino, nell’omonima piazza in cui quest’ultimo troneggia, nei libri di storia, dove accanto ai Medici e agli Strozzi, troviamo proprio i Pitti, tra le famiglie più potenti del Rinascimento fiorentino.
Una famiglia di banchieri, ambiziosa, assetata di potere che deve la sua fama a Luca Pitti il quale, nel 1440, per sottolineare la sua ascesa pubblica e politica, commissionò a Brunelleschi, la costruzione del mastodontico palazzo. Una vera e propria reggia, l’ambizioso committente esigeva che le finestre fossero addirittura più grandi della porta d’ingresso del palazzo di Cosimo de’ Medici e che il cortile contenesse l’intero Palazzo degli Strozzi. Insomma il signor Luca aveva proprio le manie di grandezza, guardava in alto, era esaltato dal successo.
Purtroppo la gloria, con il suo strascico di stemmi e di palazzi, durò poco, la potenza politica della famiglia scivolò presto nel completo baratro: il palazzo fu venduto, passando nelle mani della moglie Cosimo de Medici, Eleonora di Toledo, che riteneva la zona dell’Oltrarno assai più salubre dell’affollato centro cittadino, e l’onore familiare tramontò all’alba del più brillante sole mediceo.
Restò l’estrema bellezza del palazzo, che pur diventando la principale residenza dei Medici, conservò il suo antico nome, ma scomparvero d’un tratto gli stemmi della decaduta potenza cittadina; rimossi in breve tempo dai rivali Medici, i simboli nobiliari non ricomparvero mai più, cancellati per sempre da ogni angolo della città che ai tempi d’oro ne era invece tappezzata.
E dunque oggi, girate pure tutta la città, ma non illudetevi, di stemma Pitti, ne troverete solo uno che per la posizione in cui è posto, in alto, molto in alto, passa inosservato anche allo sguardo dei più attenti: è piantato sulla sommità di un palazzo, all’angolo con lo Sdrucciolo de’ Pitti, ha le sembianze di uno scudo juventino, come appare in bianco e nero, ed è dimora degli uccelli che vi ammirano la magnificenza della piazza, una visuale che solo loro riescono a scattare; se invece noi, poveri terrestri, volessimo fare una foto a questo residuo di potenza, lo zoom andrebbe azionato al massimo, e la macchina posta al di sopra dell’altezza della testa.
Uno stemma ancora fiero, che guarda di traverso la grandiosità di un palazzo che porta un segreto stampato sulla faccia, nascosto in un enigma. Difficile risolverlo, quasi impossibile notare che ci sia un mistero tra tutte quelle pietre che compongono il bugnato. Eppure vale la pena cercarlo, perché nasconde la minuziosa simbologia dell’obiettivo di famiglia: regnare su tutto e sopra tutti.
Vi chiederete nel concreto di cosa stia parlando, ebbene sto parlando del puzzle delle pietre, nello specifico di due, accoppiate in un modo assai strambo e originale: la prima è lunga più di dieci metri, la seconda una trentina di centimetri (dimensioni uniche su tutta la facciata); una scelta non casuale, accuratamente meditata, quella di porre la pietra più piccola proprio accanto alla più grande. Il motivo della dimensione, e ancor di più della posizione delle pietre, andrebbe chiesto a Luca Pitti che ostinatamente le pretese dai costruttori del palazzo: era troppo importante, per un uomo maniaco della sottile perfezione, identificare la pietra più grande con la potenza della sua famiglia, e quella più piccola con l’irrilevanza sociale dei rivali. Peccato che la sua simbologia decadde presto, come dimostra il racconto della storia e l’assenza in città degli stemmi nobiliari. I presupposti c’erano, ma il destino prese inaspettatamente una strada diversa da quella così abilmente escogitata.
Tornando alle nostre pietre, per chi volesse cimentarsi alla caccia della coppia, suggeriamo qualche indizio: si guardi in basso, alla sinistra del portone centrale, guardando dritto la facciata.
Trovate? Non vi state impegnando abbastanza, osservate meglio in basso, sono lì davanti a voi, a pochi metri da terra.
Va bene, vi capisco, avete bisogno di aguzzare la vista, è come cercare un ago in un pagliaio, è un puzzle enorme, sembra davvero tutto uguale.
A voi tutto il tempo per riscoprire il valore del palazzo, analizzarne la facciata, e scovare le pietre nascoste nell’enigma potere.