La città di Barga è a metà strada tra il borgo medievale ed una cittadina moderna ed è riuscita in questa sintesi tanto da meritare di essere mentovata tra i paesi più piacevoli in cui vivere e da essere insignita della bandiera arancione. Il camminare per le strade tortuose è affascinante ed ad ogni curva sei sicuro di fare una scoperta. Ti apparirà così l’arengo ed il vecchio comune e ruderi ristrutturati che sanno di antiche botteghe dove speziali e setaioli vendevano la loro pregiata mercanzia, ma ti accorgi di non essere in un museo perché gli abitanti continuano ad offrire le loro merci ed i loro servizi col gusto e la sensibilità di oggi.
I barghigiani sono sempre stati orgogliosi di questa loro città sin dall’alto medio evo e la Chiesa di S. Cristoforo me è la testimonianza più eclatante. “Cammineremo sui travicelli, ma la nostra Chiesa sarà spendente” era il motto che ha guidato i paesani ad abbellire il loro “Duomo”. Già nel mille la costruzione, sebbene la chiesa fosse soggetta alla Pieve di Loppia, era in puro stile romanico e fu abbellita da un prezioso pulpito, probabilmente scolpito dal comacino Raito e che esalta le virtù della “defensor” della fede della Contessa Matilde che da qui passava andando da Mantova, capitale del regno d’Italia, a Lucca, capitale del marchesato di Toscana.
La chiesa, faro di fede e di civiltà, sembra una fortificazione che abbraccia tutta la valle del Serchio e da dove lo sguardo si spinge dall’Alpe, da cui la Contessa passava fino alle cime delle Apuane che spiccano con la corona delle Panie ed il Monte Forato.
Se poi usciamo dal borgo antico, verso l’ospedale, incontriamo il cinquecentesco convento francescano al cui interno sono custoditi una serie di ceramiche invetriate dei Della Robbia, forse tra le più pregevoli.
Se poi scendiamo per la strada verso Fornaci, verso la fine della discesa ci apparirà un bellissimo campanile ed a uno sguardo più attento, nella sua magnificenza, tutta la Pieve di Loppia. Non è tempo perso uscire dalla strada e visitarla con rispetto e, per gli amanti del medioevo, con lo spirito di avventura che ci porta alla scoperta di una vetero pieve lucchese tra le più sconosciute ed appartate e tra le più affascinanti e misteriose.
Dopo questa immersione nell’antico ritornati al piazzale si apre una stradina che porta a Filecchio un borgo antico ma all’agriturismo “il melograno nano”, con il gusto dell’antico ti potrà soddisfare con prodotti biologici e di loro produzione.
Da Filecchio non è difficile ritrovare la via che porta a Fornaci di Barga dove, di fronte alla strada per il capoluogo, si apre una pazza. In fondo a questa si apre una stradina, da cercare come in una caccia al tesoro, che tra ponticelli e prati vi porterà in riva al Serchio. Qui cercate Francesco che nella sua Oasi vi allestirà un pranzo da re a patto che lo avvertiate del vostro arrivo per trovare il cinghiale o preparare piatti della tradizione garfagnina; oppure dovrete accontentarvi dei suoi racconti davanti ad un primo o ad una pizza con gli ingredienti della valle.
Se poi saranno stati riparati i danni alla piccola diga del laghetto delle trote, un succulento pesce non mancherà mai, infatti non è difficile pescarlo in queste limpide acque che scaturiscono da una sorgente

Virgilio Del Bucchia