Da Fornoli (Bagni di Lucca) seguendo il Serchio dopo pochi minuti di macchina si incontra, sulla sinistra, la Val Fregana con una bella via che porta a Tereglio e continuando con un percorso accidentato per il fondo stradale che a dire pessimo (almeno quando ero giovane) è lodarlo, si raggiungono le piste da neve della Val di Luce. Ora è la via provinciale 56.
Ma dopo non molto, davanti ad una antica stazione di posta per il cambio dei cavalli, si diparte una via che porta all’Orrido di Botri. Per chi non ha mai fatto l’esperienza di un Orrido (in Italia ne esistono parecchi) è un fatto sconcertante e che lascia un ricordo profondo.
Su una parete che chiude il torrente nidifica ancora l’aquila reale ed a Montefegatesi, il paese che la sovrasta, si ricorda ancora l’avventura di Argante un abitante del luogo.
Costui, dotato di una curiosità innata, un giorno decise di vedere da vicino il nido dell’aquila e gli aquilotti che nei giorni precedenti erano nati. Aiutato da Anselmo e Domenico, i compagni boscaioli, costruì una carrucola sullo strapiombo; legò un lungo canapo ad un corbello vi entrò dentro e si fece calare dagli amici in un momento in cui le aquile adulte erano andate a caccia per sfamare i piccoli.
Arrivato all’altezza del nido i due pulcini iniziarono a cinquettare, non si sa se per paura o per fame per farsi imboccare. Mamma aquila, che doveva essere non distante, richiamata accorse in fretta e precipitatasi sul malcapitato Argante cominciò a tempestarlo con beccotti e graffi degli artigli. Gli amici, in tutta fretta lo recuperarono e lui si salvò riparandosi sotto la “giubba”.
La spedizione finì col ritorno al paese del gruppetto accompagnato dal suono delle campane a martello suonate dal prete a cui avevano raccontato l’avventura e che partecipò così alla presa in giro del povero Argante.
Ma torniamo all’orrido e nel frattempo saremo giunti sulla piazzola della forestale da cui partono le escursioni (circa due ore) nella gola. Un consiglio, un cambio di abiti asciutti e scarpe di ricambio. Mi dimenticavo è indispensabile prenotare la visita in quanto vi è, giustamente, un numero chiuso giornaliero per gli escursionisti per la fragilità dell’ambiente.
Quando entrerete nella gola del torrente Fregana bisogna che le scarpe abbiano una buona presa sulle rocce ed in alcuni passaggi è indispensabile entrare nell’acqua fino alla vita ed in qualsiasi stagione l’acqua è gelida.
Ritornati alla civiltà, dopo esersi asciutti e cambiati, è obbliigatoria una visita al cimitero di Montefegatesi. Questo infatti è il paese dei “liberi pensatori” quasi anarchici, mazziniani, garibaldini e anticlericali, anche se tutte queste definizioni sono estremamente riduttive. Proprio dalle lapidi del cimitero possiamo renderci conto della mentalità di questo paese, così uguale agli altri paesi dei monti di Bagni e così diverso per la sua mentalità unica e difficile anche da capire per una persona di “fuori”.
Per il pranzo o la cena all’incrocio tra la Via del Brennero e la Strada della Garfagnana a Fornoli c’è un locale nuovo che ad una prima occhiata sembra uguale a tanti altri. Quello che contraddistingue “Dalla padella alla brace” è il proprietario un toscanaccio napoletano che ha interpretato i tipici piatti lucchesi e garfagnini con uno spirito campano autentico. Ne è scaturito un miscuglio che non troverete in nessun altro angolo d’Italia a prezzi così contenuti. E non è difficile nemmeno intavolare, con Nando, una piacevole conversazione con le freddure tipiche del dialetto tosco-napoletano.

Virgilio Del Bucchia