Non conosco città senza conoscerne l’odore, senza coglierne l’essenza distintiva, che tra mille ad occhi chiusi me la farebbe riconoscere, rivivere, tra i suoi odori e i suoi sapori. L’odore della terra bagnata, del pane sfornato, dei soffritti fumanti uscenti dalle case, dei camini accesi, del fiume o dei mercati, impalpabili vibrazioni che uniscono materia e sensazioni.

Il primo odore di Firenze lo ricordo e lo conservo, perché inevitabilmente lo ritrovo passeggiando.  Mettendo il naso fuori casa mi riavvolge in un istante, ricordandomi identità e storia della città che calorosamente mi ospita e mi culla, tra storie di artisti e di musei, di arti e tradizioni.

La prima volta che ho passeggiato intorno a Santa Croce è accaduto qualcosa d’importante: l’odor di cuoio mi è entrato dal naso fin su nella testa e lì è restato imprigionato, per sempre, accanto all’icona di Firenze. Nuova città, nuova associazione, nuovo spazio cerebrale da far entrare nella mente, per custodirlo e rimembrarlo.

Lungo le strade che circondano Santa Croce la pelletteria trionfa sovrana, segno smaccato e quanto più pregiato dell’artigianato fiorentino. Una lavorazione intensa, battente, che dà lavoro a centinaia di persone, produce, inventa, rinnova, modifica, mantenendo inalterata la qualità del tatto e del profumo.

Informandomi scopro che la locazione della pelletteria artigianale a Santa Croce non è nuova, né  casuale: dopo la seconda guerra mondiale il Monastero di Santa Croce ospitò infatti un’importante scuola di lavorazione del pellame, col nobile obiettivo di insegnare l’arte della conciatura ai giovani orfani, figli dei disastri della guerra. Le vie attorno alla piazza sono lì a ricordarlo, con gli inequivocabili nomi di Via dei Conciatori e Corso dei Tintori; e un grazie c’è da dirlo, al fedele e alleato Arno, complice nel passato di risciacqui e di tinture. Cambiano le tecniche, gli strumenti, i gusti e le lavorazioni, ma l’arte di conciare e tingere la pelle è ancora qui che emana i suoi profumi più lontani.

Fuori dal centro storico, sono le fabbriche tessili a mantenere alta la bandiera della tradizione italiana, ma tra i mercatini del centro, a Borgo San Lorenzo, è la lavorazione della pelle a farla da padrone. Giacche, borse, portafogli, cinture, scarpe, articoli da viaggio in pelle dorata, colorata o semplicemente al naturale attirano gli occhi e il fiuto dei turisti.

La scoperta degli odori, come viaggio personale, verso i percorsi irrazionali della mente, un viaggio che a Firenze ci riporta al cuoio, il primo attore fra le essenze di cultura che la città emana; un profumo che ha il potere di far rivivere momenti e sensazioni legati ai più intimi pensieri, perchè non c’è emozione o forte sensazione senza il ricordo di un odore.