Grazie ai suoi occhi, alle sue parole, ai suoi racconti abbiamo conosciuto mondi lontani, culture diverse, inesplorate; la sua sete di viaggio, di scoperta, la sua vita intensamente vissuta, ci ha messo nel bagaglio dei suoi mondi, tra pensieri, reportage, articoli e romanzi, con cui, senza far rumore, a testa bassa, piedi alati, Tiziano Terzani si è silenziosamente introdotto nel mondo degli scrittori, entrando a pieno titolo nella categoria degli stravaganti pensatori, emigranti scopritori di altri luoghi e di altri spazi. 
Un artista nostrano, il suo viaggio parte da qui, da Firenze, dal quartiere Monticelli, dove nasce un mercoledì di fine estate, il 14 settembre 1938. È il figlio di un meccanico d’auto, un purosangue toscano, comunista ed ex partigiano, e di una giovane tedesca. Sembra quasi un paradosso, una tedesca in sposa ad un partigiano, eppure sarà questo insolito connubio familiare a trasmettere a Tiziano il senso della tolleranza, la capacità di «vedere il bello della vita nella sua diversità, la vera essenza della vita nell’armonia degli opposti».
Una formazione genuinamente toscana, a Firenze Tiziano frequenta il liceo classico “Galileo”, mostrando una naturale predisposizione agli studi, mentre a Pisa, nell’attuale Scuola Superiore Sant’Anna,  consegue brillantemente, nel 1961, la laurea in giurisprudenza.
Poi arriva inaspettata e prepotente, la svolta della vita: l’Olivetti, la prestigiosa azienda per cui Terzani lavorava già da alcuni anni, lo invia a fare formazione in Giappone e Sud Africa. È la scoperta di una vocazione: viaggiare, osservare, incamerare, per  scrivere, scrivere e scrivere. Comincia per gioco ad esplorare l’animo di uomini e terre lontane, e finisce per dedicare l’intera vita a divulgare problemi sociali, sconosciuti, accompagnati dal carico di sensazioni e di scoperte interiori alimentate dal viaggio.
Inutile dire che l’esperienza con l’Olivetti fini lì, appena scoprì la sua passione; si aprivano infatti le pagine estere dei più importanti quotidiani nazionali ed internazionali: l’Astrolabio, rivista diretta da Ferruccio Parri, Il Giorno, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Der Spiegel, importante settimanale tedesco. Insomma Terzani, si afferma come uno dei più importanti giornalisti italiani e internazionali, complice il coraggio di entrare in zone pericolose e ancora non documentate: parlo della Cambogia dopo l’intervento vietnamita, o Saigon, dopo la presa di potere da parte dei comunisti.
Ma ormai il viaggio non basta più, Tiziano deve vivere in altre realtà per poterle conoscere a fondo, trasmetterle con la lente microscopica al pari di un nativo: inizia la residenza a Singapore e poi a Pechino, Tokyo, Hong Kong, Bangkok e Nuova Delhi.
Un instancabile giramondo, Terzani non si arresta di fronte a niente, nemmeno al sopraggiungere di una mortale malattia. Colpito da un tumore all’intestino, prosegue imperterrito il suo viaggio spirituale, nei meandri dell’infinita conoscenza: in bilico tra la medicina occidentale e l’alternativa di affidarsi alle cure orientali, Tiziano affronta la malattia come un ultimo giro di giostra, alla ricerca della serena accettazione della morte: «Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.»
Muore così, alla scoperta di un ultimo orizzonte, il 28 luglio 2004, ad Orsigna, in provincia di Pistoia, uno dei migliori scrittori di viaggio del ventesimo secolo, un grandissimo ricercatore di altre terre, di altri uomini, che ha raccolto in libri e reportage le sue ricerche ai capi del mondo, tra costumi, cibi e religioni che hanno accompagnato il suo viaggio fisico e spirituale. 
Un uomo partito da Firenze, una città che ieri come oggi offre i natali, si fa madre di geniali artisti, ineguagliabili personalità morali, artistiche e culturali. Sia che la fama dei nostri fiorentini venga scoperta nell’immediato oppure nel corso degli anni, magari dopo secoli di storia, quel che resta di sicuro è l’esistenza di un genio nostrano che ha dato e darà impulso allo sviluppo della conoscenza in tutte le sue arti e le sue forme, uno straordinario contributo che l’intero genere umano, per sempre, porterà iscritto sulla pietra secolare della memoria cittadina.