Una manciata di case, un santuario e un panorama che toglie il fiato: siamo a San Pellegrino in Alpe, la borgata medievale dalla duplice anima lucchese e modenese; vicina al Passo delle Radici, è percorsa dalla Via Vandelli che, realizzata nel XVIII secolo, fu la prima via carrozzabile della Garfagnana e attraversa le frazioni di Chiozza, Campori, Pieve Fosciana e Castelnuovo. Qualche cifra per farsi un’idea: 15 km da Castiglione Garfagnana, 1525 metri di quota, 38 abitanti. Sì, avete letto bene, trentotto.

Il nome di questo paesello al confine tra la Toscana e l’Emilia-Romagna è legato alla figura del santo Pellegrino, sulle cui spoglie fu fondato l’omonimo ospizio-santuario, per secoli meta di pellegrinaggi e a tutt’oggi visitabile. La leggendaria vita del santo ci è nota grazie a un codice in latino in cui si narra che i sovrani di Scozia Romano e Plantula cercarono a lungo di avere un figlio ma senza successo; dopo anni di attesa e sconforto si rivolsero a Dio che, in sogno, annunciò loro l’arrivo imminente di un erede che si sarebbe chiamato Pellegrino e avrebbe dedicato la sua vita alla lotta contro il Male. Sin da piccolo Pellegrino fu educato alla dottrina cristiana tant’è che quando all’età di 15 anni, rimasto orfano, i baroni del regno scoto lo elessero successore al trono, egli rifiutò la nomina e lasciando onori e ricchezze, indossò l’abito del pellegrino e si diresse verso il Santo Sepolcro. Lungo l’impervio cammino verso la Terra Santa cadde vittima di un’imboscata da parte di alcuni ladri che, sinceramente pentiti e mossi dalla misericordia del santo, si convertirono; ma le sue peripezie non si esauriscono qui: una voce lo guidò per i luoghi sacri più importanti d’Italia. Al termine delle sue peregrinazioni giunse in un piccolo paese chiamato Terme Saloni dove trovò un tronco di faggio a forma di uomo che diventò la sua (insolita, ve lo concedo) dimora. Alla veneranda età di 97 anni San Pellegrino morì. Il suo corpo fu amorevolmente custodito dagli animali che abitavano quei boschi finché non fu ritrovato da una donna che abitava in un paese vicino, scatenando rivalità tra toscani e lombardi per chi dovesse tenere le reliquie. Per porre fine agli scontri, le si dispose su un carro trainato da due torelli, uno toscano, l’altro lombardo; il punto in cui si fossero fermati, sarebbe diventata la sepoltura del santo. I due torelli si fermarono presso Terme Saloni che da quel momento, fu chiamato San Pellegrino in Alpe. Questa vita da asceta, brevemente accennata, sembra aver temprato il carattere di Pellegrino e si dice infatti che abbia dato un ceffone al Diavolo così forte da fargli attraversare tutta la Valle del Serchio e farlo sbattere contro le Panie, creando il foro nella montagna noto come Monte Forato.

Con un santo così singolare, anche le pratiche devozionali nei suoi confronti non possono che essere fuori del comune: infatti, usava recarsi in segno di penitenza con un sasso più o meno grande (si venne a creare, così, un grande cumulo di pietre) fino alla località detta “Giro del diavolo”, che non è altro che il punto in cui il Diavolo ricevette quel sonoro schiaffone che lo fece roteare e schizzar via come una trottola. Le sberle del santo pare non risparmiassero nemmeno quei pellegrini, troppo poco penitenti, che avessero deciso di abbandonare il cammino e tornare indietro.

Gente energica, quella di montagna, che tuttavia sa lasciarsi incantare dalla Poesia. Al tempo di Ludovico Ariosto e del suo commissariato in Garfagnana (1522), questi territori erano in mano ai briganti, tra i quali si ricorda un certo Pacchione. Nel cammino verso San Pellegrino, l’Ariosto fu assalito dai banditi che facevano capo a Pacchione, il quale, una volta riconosciuto il poeta, ordinò che fosse liberato, scusandosi: Messere, anche i banditi della Garfagnana, che voi sferzate nelle vostre satire, vi apprezzano e vi rispettano.

Sofia Ciliberto
Credits
Paolo Fantozzi, Storie e leggende della montagna lucchese, Fucecchio, Versiliana Editrice, 2001.
Guglielmo Lera, Lucca città da scoprire. Guida completa a Lucca e alla sua provincia, Lucca, Edizioni del Testimone, 1968.