Le acque gelide del torrente Corfino si insinuano, impetuose, nei bassi declivi della Pania che prende il suo nome, dando origine a grotte naturali e perigliose scogliere; per secoli la loro terribile bellezza ha ammaliato e intimorito gli uomini che, si sa, esorcizzano la paura con la fantasia.Si narra, infatti, che tali suggestive grotte siano abitate dalle Fate, esseri fantastici capaci di tessere tele così sottili e impalpabili da fare invidia a tutte le massaie del paese. Pare anche che abbiano una passione per l’interior design; c’è chi giura di aver visto nelle loro calette sedie e tavolini in pietra.

Le Fate di Corfino sono solite stendere le proprie delicatissime stoffe ad asciugare al sole; un giorno due pastori, conquistati dalla loro lucentezza, decisero di sottrarle e portarle in dono alle loro mogli. Per lunghe notti si potevano udire in lontananza le grida lamentose delle Fate che, una sera, si recarono presso le case dei due pastori, piangendo inconsolabili e pregandoli di restituire loro le tele. Mossi a compassione, i pastori acconsentirono.

Ma le Fate non sono gli unici abitanti della Pania di Corfino: cinghiali, caprioli, mufloni e lupi lasciano le loro tracce sul suo aspro terreno e le aquile reali, i gufi ed altri rapaci ne attraversano il cielo. Sul versante sud-orientale della Pania, infatti, si estendeper 135 ettari l’omonima riserva naturale, raggiungibile dal Parco dell’Orecchiella o dal borgo di Corfino, seguendo il sentiero “Airone 1”; si tratta di un percorso di trekking praticabile da tutti nonostante l’irregolarità del terreno. Il Parco dell’Orecchiella, anch’esso meritevole di una visita, è a sua volta accessibile seguendo la strada provinciale che lo collega a Castelnuovo Garfagnana (da cui dista circa 20 km).

Annesso alla riserva, sul versante meridionale, è l’Orto botanico che coltiva specie rare per prevenirne l’estinzione, come orchidacee e genziane, oltre alla flora spontanea caratteristica dell’Alta Garfagnana, utilizzata dalla medicina erboristica locale e per l’alimentazione. Assai conosciuta ai pastori di un tempo era un’erba di colore giallo che si dice crescesse solo sulla Pania di Corfino. Si trattava di un’erba quasi miracolosa, dalle potentissime capacità curative, che guariva le ferite in un giorno e prosperava solo nei punti più ripidi e impraticabili della montagna.

Infine, non si può non menzionare il centro abitato di Corfino, caratteristico borgo,intatto nelle sue architetture medievali e nella sua atmosfera genuina e popolare. La prima testimonianza pervenutaci che attesta l’esistenza di Corfino è un documento membranaceo risalente al 793, mentre la chiesa locale dedicata al santo patrono Lorenzo è citata per la prima volta in una bolla del 1168 di papa Alessandro III. Il borgo fu distrutto nel periodo delle battaglie contro Lucca ad opera delle bande degli Antelminellie ricostruito a partire dal 1373.

Degna di nota è la pala d’altare raffigurante una Madonna con il Bambino e risalente al XV secolo, conservata nella chiesa di S. Maria a Monte.

Sofia Ciliberto

Credits
Paolo Fantozzi, Storie e leggende della montagna lucchese, Fucecchio, Versiliana Editrice, 2001.
Guglielmo Lera, Lucca città da scoprire. Guida completa a Lucca e alla sua provincia, Lucca, Edizioni del Testimone, 1968.