Ma dove vai, bellezza in bicicletta?
Se il cielo ci dà un po’ di tregua, ecco il programma per la giornata di Pasquetta: un’allegra pedalata nell’Alta Valle Freddana (Camaiore) attraverso il contado delle Sei miglia. Questo toponimo deriva dall’estensione della fascia di territorio attorno alle mura che, secondo il diploma del 1084 emanato dall’imperatore Enrico IV, era svincolata dalla Marca di Tuscia e sottoposta all’autorità del solo imperatore; non vi era consentito erigere alcun castello o edificio fortificatorio, in modo da garantire l’autogoverno del Libero Comune di Lucca che, da questo momento, inizierà a contrastare con crescente determinazione le vicine famiglie feudatarie tanto da assicurarsi tra il XIII e il XIV secolo il dominio su ampi territori (suddivisi in sobborghi, contado, forza, Distretto delle Sei miglia) e scontrarsi per l’egemonia in Toscana con il Comune di Firenze.
Il nostro itinerario inizia dalla località di Pioppetti, sulla SP Camaiore – Lucca, tristemente nota per l’eccidio del settembre 1944. Sul luogo sorge oggi un monumento in ricordo perpetuo delle 31 vittime innocenti delle fucilazioni nazi-fasciste.
Si procede lungo la Provinciale per circa 3 km fino al bivio Orbicciano – Fibbiano; entrambi i borghi sono assai interessanti perché conservano tuttora le caratteristiche strutture in pietra medievali. Le origini di Orbicciano risalgono, tuttavia, all’età romana e gli storici ipotizzano che il paese si sia sviluppato a partire dalla fattoria, ossia dal fundus, di un colono romano, chiamato Orbicius. Alcuni fenomeni fonetici hanno poi portato all’evoluzione del toponimo da fundus Orbicianus, passando dal volgare Urbiccianum, al nostro Orbicciano. Anche Fibbiano vanta origini romane e si sviluppò dal fundus Flavanius, appartenuto ad un colono romano di nome Flavius, la cui denominazione col tempo si trasformò nell’odierno Fibbiano, al quale si aggiunse in seguito l’aggettivo Montanino a sottolineare la sua posizione nell’area montana della Valle Freddana; ed è proprio grazie a questa sua strategica collocazione che non fu coinvolto nelle annose lotte per la supremazia in Toscana tra le oligarchie di Lucca, Firenze e Pisa, mantenendo a lungo una certa sicurezza e stabilità. Si narra, infine, che San Paolino da Lucca, secondo la leggenda, diretto seguace di Pietro ad Antiochia, abbia fondato sopra i resti di un antico tempio pagano una chiesa (l’attuale Oratorio di San Jacopo) che, nel XIII secolo, ospitò anche uno spedale, un ricovero per i viandanti, noto come Hospedale de Alpe Lucesi.
Percorriamo una carrareccia solo a tratti pedalabile e, dopo un primo bivio a sinistra, si prosegue su un sentiero, contraddistinto da segni rossi e bianchi, in direzione Montemagno; dopo alcuni saliscendi che ci consentiranno di smaltire il pranzo di Pasqua, si attraversa una strada asfaltata e ci si immette nuovamente in un sentiero ben segnalato, a monte del paese di Gombitelli. Tracce evidenti del passato di questo caratteristico borgo sono due torri, parzialmente coperte dalla vegetazione, di un castello ormai perduto, che un tempo apparteneva alla famiglia dei Nobili di Montemagno. Ma ciò che vi colpirà maggiormente, avventurandovi tra le viuzze del paese, è il dialetto parlato dai locali: non lucchese né tantomeno toscano, piuttosto simile alla parlata del Nord Italia. Gli studiosi hanno definito Gombitelli come un’isola linguistica e varie sono le ipotesi sulle motivazioni di tale stranezza: c’è chi sostiene che nel XVI secolo sia stato popolato da alcune famiglie di fabbri tedeschi, giunti sulle colline di Camaiore al seguito dell’imperatore Carlo V; chi invece ricerca le origini di questo dialetto nella colonizzazione, avvenuta nel ‘400, da parte di popolazioni dedite alla lavorazione del ferro, provenienti dall’area di Villa Minozzo (RE) o addirittura, da Bergamo.
Il nostro percorso riprende da una strada sterrata sulla destra che, scendendo nel bosco, giunge a Montemagno, posto sul valico tra Camaiore e la Valle Freddana. Un tempo dotato di un castello, i cui resti sono stati restaurati dal proprietario, fungeva da avamposto per il controllo del tratto della Via Francigena che unisce la Versilia a Lucca. Qui è possibile sostare per un pranzo con piatti tipici in uno dei ristoranti della zona, prima di saltare nuovamente sul sellino della nostra mountain bike alla volta di Pioppetti, nostro punto di partenza.

Sofia Ciliberto

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