Vico Pancellorum è un piccolo paese ai piedi del monte Balzo Nero (1315 m sopra il livello del mare) e fa parte del comune di Bagni di Lucca, dai cui dista circa 15 minuti in auto. Il nome latineggiante è testimonianza di un antico passato, legato presumibilmente alla figura di un certo Pancellus, forse proprietario dell’antico podere a partire dal quale è nato e si è sviluppato l’attuale borgo.
Questa interpretazione etimologica, tuttavia, non soddisfa appieno l’animo estroso dei suoi abitanti, tant’è che si narra che le vicende di Vico Pancellorum e della vicina località di Lucchio siano legate alle vicende di due fratelli: il primo, chiamato Paolo, fondò Vico; il secondo, di nome Lucio, fondò Lucchio. I rapporti tra Paolo e Lucio erano così tesi che c’è chi pensa che il detto: parenti serpenti, cugini assassini, fratelli coltelli, sia stato inventato ispirandosi a questi due sciagurati.
I paesi da loro fondati, anch’essi rivali in tutto e per tutto, si trovavano sulla sommità di due monti, separati da una valle detta Vallemagna ma disposti alla stessa altezza; manco a dirlo, guerreggiavano tra di loro con qualsiasi pretesto e da questi conflitti, ne usciva sempre vincitore il paese di Vico Pancellorum, i cui abitanti rincaravano la dose, cantando: Lucchi Lucchi di quei balzi / che d’inverno vanno scalzi / che d’estate van calzati / Lucchi Lucchi bastonati.
Stanco e umiliato delle continue sconfitte, Lucio escogitò un giorno un piano ingegnoso degno di Ulisse per battere definitivamente l’odiato fratello: convinse i suoi a legare attorno alle corna di un centinaio di capre delle lanterne e a lasciarle pascolare libere giù per la montagna. Gli abitanti di Vico Pancellorum, forse più abili in battaglia rispetto a quelli di Lucchio ma di certo non egualmente perspicaci, si armarono e discesero a loro volta la montagna, convinti di respingere l’attacco nemico e scongiurare così un logorante assedio. Nel frattempo, gli abitanti di Lucchio risalirono la montagna dall’altro versante, riuscendo a sfuggire alla vista dei guerrieri al seguito di Paolo e a mettere a ferro e fuoco Vico Pancellorum. Riuscirono, finalmente, a porre fine ad anni di attacchi pretestuosi, umiliazioni e derisioni; per l’occasione, inventarono un paio di rime canzonatorie che gli anziani di Vico, cui la sconfitta brucia anche oggi, ricordano ancora: Vico, Vico Pancellorum / non temete né Dio né l’oro / ma temete solo Lucchio / che in una notte vi bruciò tutto.
Non sono solo le origini del nome di questo piccolo e isolato borgo ad essere misteriose; la Pieve (leggi: chiesa rurale con annesso battistero) di S. Paolo Apostolo, citata in una fonte del 873 e dunque costruita intorno a quell’anno, presenta, sulla facciata, un portale sormontato da un architrave, decorato con bassorilievi molto interessanti. Da sinistra verso destra, si possono scorgere alcuni simboli, assai diffusi in epoca medievale: Gesù crocifisso, l’albero della vita, il cavaliere con la spada, la scacchiera e la Madonna con il Bambino. Tali simboli non sembrano accostati per puro fine decorativo, quanto piuttosto per comunicare un messaggio, per noi quasi criptato ma che all’epoca doveva essere immediatamente comprensibile ai più. Si ricordi, infatti, che stiamo parlando di una chiesa plebana, perciò collocata in un ambiente rurale che, certamente in età medievale ma forse anche in un passato non troppo remoto, presentava alti livelli di analfabetizzazione. Si tratta, dunque, di una sorta di rebus, la cui risoluzione è possibile solo interpretando e mettendo in relazione le singole immagini tra di loro.
Ovvi richiami alla dottrina cristiana cattolica sono la rappresentazione della Madonna col Bambino e di Gesù sulla croce, mentre l’albero della vita, qua tra l’altro molto elaborato, allude al processo di creazione dell’Universo e alle leggi che lo regolano; interessante è il simbolo della scacchiera, di cui questa è una delle prime rappresentazioni in Europa, che, in virtù dell’alternanza di caselle bianche e nere, allude alla lotta perenne tra il Bene e il Male. Infine, colpisce che il personaggio del cavaliere sia stato scalpellato via mentre tutti gli altri simboli sono tuttora in perfette condizioni. Perché questo tentativo di rimozione? Il mistero non è stato ancora risolto, dunque invito tutti gli appassionati di Medioevo a recarsi a Vico Pancellorum per dare un’occhiata da vicino e proporre la propria spiegazione. Non sia mai che la fortuna del principiante vi assista.

Sofia Ciliberto