Osterie, bordelli, luogo malfamato, degradato, quartiere popolare della Firenze medievale, con le sue viuzze strette, le sue piazze e i suoi schiamazzi, questo era il territorio dove oggi sorgono i prestigiosi e ricchi Uffizi, un settore urbano degradato dal punto di vista sia edilizio che sociale. Soprannominato il rione di Baldracca, pullulava di ribaldi, prostitute e case popolari  e nonostante la posizione centralissima, a pochi passi dal centro del potere, Palazzo della Signoria, il nomignolo suggerisce il tipo dei servigi che fiorentini e forestieri avrebbero facilmente potuto trovarvi.
L’indicazione di “baldracca” non nasce tuttavia per riferirsi alle signorine che nel quartiere concedevano piaceri, ma dalla vicina e celebre Osteria della Baldracca che a sua volta prese nome dalla città di Baghdad, confusa con l’antica e dissoluta Babilonia, per riferirsi al miscuglio dei dialetti, delle lingue, dei pettegolezzi, al caos di razze e varie genti che frequentavano il rione.
Ma presto la città straniera di Baghdad, marchiata a torto di un significato che non le apparteneva, venne storpiata prima in Baldacco, poi in Baldacca e per ultimo in Baldracca.
Testimoni celeberrimi, toscani, confermano e tramandano la mascherata a cui venne sottoposta la cittadina medio orientale; il primo è il nobile Petrarca: “Aspettando ragion mi struggo e fiacco/ ma pur novo soldan veggio per lei/ Lo qual farà, non già quand’io vorrei/ sol una sede; e quella fia in Baldacco” (Canzoniere). Invece baldacca/baldracca nel senso di quartiere popolare, si trova già in Boccaccio, nella famosa novella di Frate Cipolla che, raccontando ad una folla di creduloni, un fantasioso viaggio tra contrade assai lontane, mescola luoghi reali ad altri inventati: “E per Baldracca pervenni in Parione”; e infine c’è un anonimo cronista trecentesco che fra i concittadini denunciati come ghibellini, indica qualcuno che gira per la zona di “Baghdad”: “Francesco di Ventura istà in Baldracca”.
D’un tratto però qualcuno pose fine al baccano del rione festaiolo: nel 1546, Cosimo de Medici decide di smantellarlo e attraversarlo con una strada da Piazza della Signoria all’Arno, e nel 1559 affida a Giorgio Vasari la costruzione di un palazzo dove unire le Magistrature preposte alla regolamentazione della vita urbana, dunque nascono gli Uffizi, niente più schiamazzi e prostitute nella zona.
Tuttavia restò qualcosa a ricordare il nome del quartiere , il Teatrino di Baldracca, detto anche degli Zanni, che sorse nello stesso luogo della malfamata osteria, nel palazzetto sul Lungarno, dal lato di via De’ Castellani, un progetto del Buontalenti, occupato oggi dalla biblioteca degli Uffizi.
Le cronache del tempo ce lo raffigurano spoglio e disadorno, uno stanzone che poteva accogliere più di quattrocento persone, in cui gli attori pagavano un affitto giornaliero per spettacoli spesso osé, con le ragazze più in voga di Firenze. Frequentato da artigiani e bottegai che pagavano uno scarso bollettino d’ingresso, si dice non fosse esente dalla presenza di qualche rampollo fiorentino, annoiato dall’ingessato teatro principesco, e in cerca di spettacoli comici e piccanti. Ovviamente la presenza della nobiltà locale, doveva passare silente e inosservata, e quindi i furbi nobiluomini facevano uso di una sorta di palchetto, uno stanzino munito di grata per poter trascorrere la serata nel pieno anonimato. Ma non è finita qui, perché pare che il teatrino fosse collegato alla residenza medicea da un passaggio riservato, un corridoio che si affacciava ad una finestrella sul teatro, e così il Granduca assisteva indisturbato allo spettacolino animato da comici e fanciulle senza veli.
Un passatempo che per sfortuna degli abituali spettatori finì presto, a meta del 1600, quando venne chiuso, riportando la città ad un impeccabile ordine e rigore, ovviamente una facciata d’apparenza, e chissà in quali altri posti e con quali strani trucchi, i ricchi cittadini trovarono lo svago di ridere in compagnia di fanciulle poco pudiche e virtuose, un po’ come oggi tra personaggi pubblici e donzelle, la storia si ripete, la carne è sempre carne, fa il sangue di poveri, ricchi e dissidenti, suscita piaceri e fantasie di sposati, fidanzati e divorziati, almeno lei concilia tutti!