Nel 1973 durante i lavori di pavimentazione di un’antica strada del castello di Montelupo, fu trovato un antico pozzo, battezzato pozzo dei lavatoi. Adibito a discarica per le vicine fornaci, il pozzo dei lavatoi si rivelò un grande deposito archeologico che raccoglieva le testimonianze delle produzioni.

La sua stratigrafia risultò utilissima e affidabile per ricostruire le vicende produttive di Montelupo. Dopo il ritrovamento, fu la Soprintendenza Archeologica della Toscana a condurre le campagne di ricerca che, nel biennio 1975-76, grazie a una  paziente opera di restauro sui materiali rinvenuti, produssero circa 300 esemplari ceramici riconducibili al primo quarto del 1500.

Questi primi materiali furono il nucleo di una prima importante esposizione che si tenne a Montelupo nell’estate del 1977, nei locali dell’allora scuola elementare E. Corradini, che nel 2008 diverrà la sede attuale del Museo. In quel periodo nacque e si consolidò il Gruppo Archeologico di Montelupo, un gruppo di volontari che estese la propria attività di ricerca a tutta l’area urbana di Montelupo. Il recupero e il successivo restauro dei materiali permise di ricostruire l’attività dei nostri ceramisti dal XIV fino al XIX secolo.

L’amministrazione comunale di Montelupo si impegnò a fondo per dare una sede prestigiosa al patrimonio archeologico che si stava formando, decidendo infine di trasformare in museo lo stesso palazzo comunale, lo storico Palazzo del Podestà.

Il Museo della Ceramica vanta un percorso museale che si articola su due piani. Comprende una collezione di opere ceramiche che vanno dalla fine del Duecento al Settecento, scelte tra le oltre 5.550 contenute nei magazzini.

I corridoi di entrambi i piani offrono una ricostruzione cronologica della storia dell’arte ceramica e un percorso per non vedenti con mattonelle tattili e didascalie in alfabeto braille.
Le otto sale, invece, trattano otto temi specifici: la mensa medievale e rinascimentale, gli scavi, la bottega, il collezionismo, le esportazioni, la committenza, la farmacia e la sala degli animali e dei fiori, interamente dedicata ai bambini.
Il museo è inoltre dotato di un percorso per i più piccoli con attività interattive adatte a tutte le età. Fanno parte della collezione anche alcune maioliche frutto di donazioni o acquisizioni. Ne è un esempio il celebre Rosso di Montelupo (esposto nella sala dedicata al collezionismo), un bacile datato 1509 già nella collezione Rothschild di Parigi decorato a grottesche su fondo giallo e rosso, che prende il nome dal particolare pigmento rosso usato nella decorazione, la cui composizione è ancora oggi un mistero.

(Credits e Info: Fondazione Museo Montelupo)