Ardea è un comune italiano di circa 50 mila abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.
Ardea sorge su una rocca tufacea, in vista delle propaggini occidentali dei Colli Albani, dalla quale domina la zona circostante; il Comune è inserito nell’Agro Romano e si estende a sud di Pomezia, con ai lati la veduta dei Castelli romani e del Mar Tirreno, confinando a sud con i Comuni di Anzio e Aprilia.
Superficie del territorio comunale di Ardea: 79,4 km². Confini: a nord, Comune di Roma. Pomezia, Albano Laziale e Ariccia, a est; Aprilia, Comune in provincia di Latina. A sud confina con Anzio e Mar Tirreno, a ovest con Pomezia. Denominazione abitanti: Ardeatini. In dialetto, ardiesi (termine col quale si definiscono soprattutto gli abitanti della Rocca di Ardea).
L’origine geologica di quest’area si deve prima all’emersione dal mare del terreno, caratterizzato da lagune e paludi, e quindi dal deposito di consistenti strati di tufi e pozzolane di origine vulcanica in seguito alle eruzioni del cosiddetto Vulcano Laziale. Raffreddandosi il materiale vulcanico si era spaccato, costituendo profonde e strette gole, che si addolciscono mano a mano che si procede verso sud.
La costa, formata da lunghe spiagge sabbiose, era caratterizzata dalla presenza di dune conservatesi, oramai, solo in alcuni tratti. brutalmente sbancate per lasciare posto a lottizzazioni snaturando il litorale di Ardea e Pomezia. La configurazione della costa ha subito profonde modifiche successivamente all’esplosione del vulcano d’Ischia e successivo innalzamento del livello marino, negli anni ’60, pescatori di Minturno assicurano la presenza di colonne e strutture al largo della costa di Ardea, distanza 300/600 metri, profondità -12/ -15 metri.
l mito ha elaborato varie versioni sulle vicende della fondazione della città di Ardea, legate al racconto dello sbarco di Enea sulle coste del Lazio e quindi alla nascita di Roma.
Una prima leggenda, riportata da Dionigi di Alicarnasso, fa risalire la fondazione della città ad Ardeas, figlio di Odisseo e Circe. Una diversa versione lega le origini di Ardea, nel XV secolo a.C. a Danae, figlia del re di Argo, che dopo la nascita di Perseo da Zeus, sarebbe giunta sulle coste laziali e avrebbe sposato il rutulo Pilumno. Insieme decisero di fondare una nuova città: il luogo fu scelto in corrispondenza di una ripida rupe tufacea, scoperta risalendo il fiume Incastro su una piccola imbarcazione.
Ovidio riferisce l’origine del nome di Ardea all’alzarsi in volo di un airone cenerino (ardea cinerea) dopo l’incendio e la distruzione della città ad opera di Enea, vittorioso sul re rutulo Turno, figlio di Dauno, che a sua volta era figlio di Danae e di Pilumno.
« Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re. Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade e le sue torri brucia e le dorate travi. Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso, dal mezzo delle macerie un uccello, visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e battendo le ali, si scuote di dosso la cenere. Il suo grido, le sue ali di color cenere, la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. Ed infatti, d’Ardea il nome ancor gli resta. Con le penne del suo uccello Ardea piange la sua sorte »
(Ovidio, Metamorfosi, XV.)
Il territorio di Ardea era già frequentato nel Paleolitico e sono state rinvenute tombe dell’età del rame, con sepolture in posizione rannicchiata, risalenti agli inizi del II millennio a.C.reperti fossili e utensili primitivi presso il Museo di Albano.
Nell’età del ferro l’insediamento era formato da tre villaggi di capanne rispettivamente sui tre pianori sui quali sorge ancora oggi la città (Civitavecchia, Acropoli e Casalazzara), dove sono state rinvenute le tracce dei fori di palo delle capanne e una necropoli a “Monte della Noce”, sul pianoro della Civitavecchia, con tombe a fossa infantili e una tomba principesca femminile dell’VIII secolo a.C., con ricco corredo.
Plinio riporta il popolo dei Rutuli, a cui appartenevano anche i centri di Antium, Satricum e Lavinium, come uno dei più antichi popoli del Latium vetus. Ardea, nata come agglomerato essenzialmente agricolo, si sviluppò tuttavia soprattutto grazie agli scambi commerciali, favoriti dalla posizione della città, compresa tra Latini, Volsci ed Etruschi e dalla dotazione di un porto-canale alla foce del fiume Incastro (Castrum Inui). Nei secoli dall’VIII al VI a.C. fu uno dei centri più importanti del Lazio meridionale, con un ricco artigianato e oggetti importati anche da regioni lontane.
A più riprese gli Ardeati furono alleati o nemici di Roma, nell’ambito delle vicende della Lega Latina: un primo attacco sotto Tarquinio il Superbo, di cui parla la tradizione, sembra non avesse avuto successo, e poco dopo, nel primo trattato tra Roma e Cartagine del 509 a.C., la città era riportata tra gli alleati dei Romani. Nel corso del V secolo a.C. la vita cittadina fu dominata dalla contesa contro i Volsci e nel IV i Galli, dopo aver saccheggiato Roma, si rivolsero contro Ardea e la assediarono, senza successo; furono anzi gli Ardeati, guidati da Furio Camillo, in esilio nella città, che dopo aver respinto l’assedio, marciarono verso Roma e la liberarono dall’occupazione gallica.
Nel secondo trattato romano-cartaginese del 348 a.C., Ardea è nuovamente nominata tra le città alleate dei Romani. A quest’epoca risale il rifacimento delle mura di cinta: il precedente triplice recinto difensivo venne sostituito da mura in opera quadrata, di cui si conservano alcuni resti, che cingevano i pianori dell’Acropoli e della Civitavecchia. Tuttavia, durante la seconda guerra punica, Ardea fu una delle dodici colonie che rifiutarono ai Romani gli aiuti militari. Dopo la sconfitta cartaginese, i Romani si rivolsero contro le città ribelli della Lega Latina sconfiggendole, e le privò dell’autonomia.
Tra il III e il II secolo a.C. Ardea decadde, probabilmente soprattutto per la crisi economica dei centri laziali, le cui risorse si erano prosciugate nelle guerre puniche e nella successiva guerra contro i Sanniti. La città era quasi completamente in abbandono entro l’età imperiale romana, sebbene resti di abitato sopravvivessero fino al V secolo, mentre delle grandi ville furono costruire lungo la via in direzione del mare, infatti in età repubblicana e imperiale vi erano deportati e relegati al confino i prigionieri politici.
Nel IX secolo Ardea diede i natali a Papa Leone V, un papa eletto nel 903 in odore di santità, ma che fu deposto dopo soli 30 giorni da una congiura. La città, sopravvissuta probabilmente come piccolo luogo fortificato, riprese a crescere solo dal IX secolo, in seguito al progressivo spopolamento delle domus cultae, piccoli centri agricoli fondati dai papi nelle campagne per la coltivazione e la bonifica, e alle necessità di difesa contro i Saraceni.
Nel 1074 la civitas Ardeae venne inclusa nella bolla di Gregorio VII mediante la quale tra gli altri numerosi beni, veniva donata per metà alla abbazia di San Paolo f.l.m. con il castello e il suo territorio essendo probabilmente già l’altra metà del monastero di Sant’Alessio all’Aventino.
Ardea ospitò nel 1118 papa Gelasio II in fuga da Roma per sfuggire all’imperatore Enrico V che pretendeva la conferma dei privilegi concessigli nel 1111 dal suo predecessore, il papa Pasquale II, e l’incoronazione in San Pietro.
In quest’epoca ai piedi della rocca di Ardea sorgeva un lazzaretto che ospitava i lebbrosi e gli appestati espulsi dall’Urbe, da cui deriva il nome moderno della zona di Casalazzara.
Nel 1130 l’antipapa Anacleto II confermò la città ai monaci benedettini della Basilica di San Paolo fuori le mura che ancora sul finire del secolo XIV erano impegnati nel riacquisto del feudo mediante la cessione delle tenute di Vallerano e Trefusa.
Passata durante lo Scisma d’Occidente nelle mani di Raimondo Orsini, nel 1421 a seguito di un accordo tra questi, l’abbazia di San Paolo e Giordano Colonna, Ardea fu ceduta a quest’ultimo previa concessione in cambio di altri territori all’Abbazia. Negli anni precedenti il controllo feudale della città fu oggetto di aspre contese tra le famiglie nobiliari romane come i Savelli e gli Annibaldi che dopo il 1423 furono condannati a cedere ogni loro diritto ai Colonna, grazie all’appoggio di papa Martino V, sul territorio di Ardea e con i castra diruta di Verposa, Fusignano e San Lorenzo. Papa Martino V diede così il controllo della città ai propri familiari, la potente famiglia dei Colonna che dominava sul Lazio meridionale.
Nel 1461 i Colonna del ramo di Riofreddo succeduti al ramo di Genazzano, mantenevano solo la giurisdizione feudale, avendo dovuto già cedere la quasi totalità delle tenute ai loro creditori Cesarini, Caffarelli e Rustici. Andrea Caffarelli sposato con Ludovica Colonna, acquisì dallo zio di questa, Giacomo ultimo erede di quel ramo, il diritto di acquistare per 10.000 scudi la metà del castello di Ardea con l’obbligo perpetuo della retrovendita ai Colonna.
Il feudo passò successivamente ad altre famiglie papali: dai Borgia tornò ai Colonna, finché nel 1564 da Marcantonio Colonna la giurisdizione feudale sul castello venne venduta a Giuliano Cesarini la cui famiglia, che ne ottenne il titolo di marchese, aveva potuto acquistare già nel 1454 con Gabriele, sposato con Giulia Colonna sorella maggiore della citata Ludovica, la metà del castello di Ardea con il tenimento di Santa Procula e tutta la fascia costiera fino ai confine con Pratica.
Alcune tenute comprese nel tenimento di Ardea rimanevano comunque ancora di proprietà dei Caffarelli ancora eredi della metà di Ardea oltre che di Riofreddo che cedettero ai Del Drago, e che a metà secolo XVI erano i territori di Casalazzara, Campo del Fico, Tufella, Valle Lata e Carroceto che vennero poi censite nel catasto dell’Agro Romano.
In questo periodo la città visse essenzialmente come borgo agricolo, seguendo le sorti delle famiglie che di volta in volta la governavano. Il castello dei Colonna edificato nel 1461 sorge ancora oggi in località Campo del Fico, mentre in località Castellaccio a Fossignano ci sono i resti del castello dei Frangipane del 900 d.C. a pochi chilometri dalla rocca.
Nel 1816, a causa dell’esiguo numero di abitanti, la città divenne una frazione di Genzano di Roma e il borgo, alla vigilia della bonifica integrale pontina, risultava disabitato. Nel 1817, in seguito al motu proprio di Pio VII, il suo territorio passò insieme a quello di Pomezia al comune di Roma. A partire dal 1932 una parte del suo territorio rurale fu oggetto di lavori di bonifica idraulica, regimentazione delle acque e appoderamento, curati dall’ONC e dai consorzi di bonifica, cui seguì il ripopolamento controllato del centro e delle campagne circostanti. Il borgo fu praticamente “ri-fondato”, ristrutturandone i resti, e divenne parte del comune di Pomezia fin dall’atto della sua costituzione.
Nel 1970 divenne comune autonomo, distaccandosi da Pomezia su un territorio che rispecchia solo in parte quello delle sue origini.