Piazza Navona rimane celebre nella memoria dei romani per i giochi d’acqua che vi si svolgevano particolarmente nei mesi estivi, che presero il nome di battaglie navali, che per motivi igienici vennero definitivamente aboliti da Pio IX nel 1866:
« Fra gli spettacoli memorabili di piazza Navona, divenuta, all’epoca del rinascimento, il Circo Massimo dei romani per le feste carnevalesche, i tornei, le corse, le cacce, le rappresentazioni sceniche e i giuochi d’ogni maniera, rimarrà celebre e singolarissimo quello del lago. Il sabato sera, d’agosto, chiudevasi il chiavicone, posto allora presso la fonte del Moro: turavansi le fistole del pilo di mezzo, e la parte concava della vasta piazza rimaneva inondata in sole due ore. L’allagamento protraevasi infino all’una di notte della seguente domenica, e si rinnovava ogni sabato per tutto il mese. In Roma, città delle acque per eccellenza, sorviveva dunque la memoria e il diletto delle natatorie e delle naumachie; e di questa innocua e borghese di piazza Navona seppe ella farsi una festa delle più pittoresche e sollazzevoli. Introdottone l’uso, regnante Innocenzo X, nel 1653 — età aurea di piazza Navona — fu vietato per scrupoli igienici e per l’ipocondria d’un cardinale nel 1676. Clemente XI lo restituì, ventisette anni più tardi, alle istanze di Roma, cui la severità degli ultimi pontefici aveva interdetto quasi tutte le feste tradizionali. Datano da quest’epoca i suoi fasti. Non capita sovrano a Roma, che non desideri godere di quel magico colpo d’occhio.
L’alto clero, la nobiltà, la finanza, la bellezza, lasciano pel lago i passeggi galanti di villa Medici e di piazza di Spagna; dal Sacro Collegio all’infima plebe Roma intera vi accorre. Una siepe variopinta, ondeggiante di popolo, corona i lembi asciutti della piazza; le fenestre, i balconi, adorni d’arazzi e di parati smaglianti, ostentano il fiore della bellezza e della moda, mentre nell’acqua si complica, s’interseca il via vai delle carrozze dorate, dei calessi, delle carrette, dei cavalieri e dei succinti popolani. Quale attraente spettacolo!
Giuseppe Baracconi, I Rioni di Roma, 1904. »