Ostia fu una città del Latium vetus, porto della città di Roma, posta nelle vicinanze della foce del fiume Tevere.
Prima colonia romana fondata nel VII secolo a.C. dal re di Roma Anco Marzio, secondo il racconto tradizionale, si sviluppò particolarmente in epoca imperiale come centro commerciale e portuale, strettamente legato all’annona (approvvigionamento di grano per la capitale). Rimase centro residenziale e amministrativo dopo la costruzione dei porti di Claudio e di Traiano, ma decadde rapidamente in epoca tardo-antica, sostituita dal centro portuale di Porto, e fu abbandonata in epoca alto-medievale.
Le rovine della città furono scavate a partire dagli inizi del XIX secolo: si sono conservate, insieme ai monumenti pubblici, numerose case di abitazione e strutture produttive, che ne fanno un’importante testimonianza della vita quotidiana antica.
Nel 2014 gli scavi di Ostia e il suo museo sono stati il sedicesimo sito statale italiano più visitato, con 332.190 visitatori e un introito lordo totale di 1.086.099,00 Euro. Ostia Antica insieme a Pompei è il sito archeologico più grande del pianeta con un’area di 150 ettari ed è stato riportato alla luce solo il 40% e più della metà della città è ancora sepolta.
In latino “Ostium” significa “bocca di fiume”, l’antica città di Ostia venne in effetti fondata nel IV secolo a.C. proprio sulla bocca del fiume Tevere, un luogo di importanza strategica, da qui il suo nome.
Il sito, che in origine si trovava sulla costa e oggi è, invece, a 3 km nell’interno, era situato vicino alle saline presenti presso la foce del fiume Tevere, che furono utilizzate probabilmente già dall’epoca protostorica, nell’età del bronzo media e recente.
Secondo la tradizione tramandata dalle fonti romane antiche, una città vi sarebbe stata fondata dal re di Roma Anco Marzio nel 620 a.C.: Ennio[8] riporta che fu fortificata e che vi fu creato un porto, Livio riferisce la fondazione alla foce del Tevere in seguito all’estensione del dominio romano fino al mare, e la creazione delle saline nei pressi, e Cicerone parla della fondazione di una colonia alla foce del Tevere. Il nome deriva dal latino ostium (pl.: ostia), per bocca o foce, ovvero porta, ingresso.
Di questo originario insediamento non è stata tuttavia rinvenuta alcuna traccia in corrispondenza del sito attuale ed è stato ipotizzato che fosse sorto altrove.
La città attualmente visibile sorse come un accampamento fortificato (castrum) nel corso del IV secolo a.C. Sulla data precisa di fondazione le opinioni degli studiosi sono discordanti (la ceramica più antica rinvenuta nell’area del castrum è datata al 390-350 a.C., ma uno scavo del 1971 nell’area delle mura ne daterebbe la costruzione agli inizi del III secolo a.C.). La fondazione di questo avamposto militare viene collegata al controllo sulla fascia costiera dopo la conquista di Veio nel 396 a.C. o alle necessità di difesa costiera in seguito alle prime attività marittime.
L’accampamento si impiantò al di sopra dell’incrocio tra un antichissimo percorso costiero (ricalcato nella successiva espansione della città dall’allineamento di via della Foce e del tratto meridionale del cardine massimo, obliquo rispetto al tracciato ortogonale interno al castrum, e più tardi tratto della via Severiana) e il tracciato che conduceva dalle saline della foce alla Sabina lungo la riva sinistra del Tevere (via Salaria), il cui tratto tra Roma e il mare divenne la via Ostiense, tracciata di nuovo probabilmente in contemporanea alla costruzione dell’accampamento.
Si sviluppò in origine probabilmente come base navale e nel 267 a.C., durante la prima guerra punica fu sede di uno dei quaestores classici, incaricati della flotta, che fu detto quaestor Ostiensis. Nel corso del II secolo a.C. divenne progressivamente prevalente il suo ruolo come porto commerciale, legato alle importazioni di grano per la città di Roma, e dovette iniziare l’espansione degli edifici al di fuori del castrum, tranne che in un settore lungo il fiume, riservato come terreno pubblico dal pretore urbano di Roma, Gaio Caninio.
Nell’87 a.C. durante la guerra civile tra Mario e Silla fu saccheggiata da Gaio Mario e nel 69-68 a.C. fu presa dai pirati, che distrussero la flotta nel porto. Nel 63 a.C. Cicerone avviò la costruzione di una nuova e più ampia cinta di mura, terminata da Publio Clodio Pulcro nel 58 a.C. In questo periodo la città, che era stata sempre governata direttamente dai magistrati romani, iniziò ad avere i propri magistrati (attestati epigraficamente a partire dal 49 a.C.). Membri dell’aristocrazia locale furono Publio Lucilio Gamala (contemporaneo di Cicerone) e Gaio Cartilio Poplicola (sostenitore di Ottaviano), che rivestirono più volte la carica di duoviro, la più alta nelle magistrature locali.
Con l’età augustea Agrippa fece costruire il teatro (18-12 a.C.), fu probabilmente sistemato il foro cittadino e venne costruito un acquedotto. Nel 44 d.C. l’imperatore Claudio sostituì l’antica carica dei questori ostiensi con un procurator annonae, procuratore dell’ordine equestre incaricato dell’approvvigionamento di grano, che dipendeva dal prefetto dell’annona.
A causa dell’insufficienza del porto fluviale Claudio iniziò nel 42 d.C. la costruzione di un porto artificiale più a nord, collegato al Tevere da un canale artificiale, e un secondo porto esagonale venne costruito tra il 106 e il 113 sotto Traiano. Alle attività portuali venne preposto un procuratore portus utriusque. Lo sviluppo delle attività portuali accrebbe la prosperità di Ostia e la città subì importanti interventi edilizi sotto Adriano, che per due volte prese per sé la principale magistratura cittadina di duoviro, e sotto i suoi successori. Gli interventi si succedettero fino alla fine dell’età severiana.
La crisi del III secolo comportò il calo della popolazione e la scomparsa delle magistrature locali, mentre la città fu posta direttamente sotto l’autorità del prefetto dell’annona. Il centro delle attività economiche si spostò verso Porto, il nucleo sorto presso i bacini portuali. Agli inizi del IV secolo, Massenzio fondò la zecca di Ostia trasferendo qui quella di Cartagine (308/309); dopo la sua sconfitta, Costantino I la trasferì a sua volta ad Arelate. Costantino rese anche indipendente la città di Porto, rinominata Civitas Flavia Constantiniana e costruì a Ostia una basilica, dedicata ai santi Pietro, Paolo e Giovanni Battista sede del vescovo di Ostia. Si ebbe un miglioramento dell’economia e una ripresa dell’attività costruttiva, spesso con reimpiego di materiale più antico. A Porto si erano spostate le attività economiche, mentre Ostia si trasformò in un lussuoso centro residenziale, con le antiche aree produttive ormai abbandonate. Verso la fine del IV secolo Agostino d’Ippona di passaggio ad Ostia attesta la situazione della città (sua madre, Monica, morì nella locanda dove erano ospitati in attesa di imbarcarsi per l’Africa del Nord).
La decadenza e il calo della popolazione proseguirono nel corso del V secolo e alla fine di esso smise di funzionare l’acquedotto. Nel 537, nel corso di un assedio dei Goti fu difesa dal generale bizantino Belisario e i pochi abitanti si asserragliarono nel teatro, trasformato in fortezza. Nell’846 fu saccheggiata dai Saraceni[18] e definitivamente abbandonata per la nuova città di Gregoriopoli, voluta da papa Gregorio IV e rinforzata da papa Nicola I.
Le rovine della città abbandonata furono in seguito sfruttate come cave di marmi antichi per tutto il medioevo. Nel XIV secolo a Gregoriopoli venne costruito dal cardinale Giuliano della Rovere l’attuale castello, con lo scopo di proteggere l’accesso a Roma via fiume. Nel 1557 una grande alluvione deviò il corso del Tevere e il castello perse il suo scopo.
I primi scavi furono condotti da Giuseppe Petrini negli anni 1801-1805, sotto papa Pio VII, e da Pietro Ercole e Carlo Ludovico Visconti nel 1855 sotto papa Pio IX. Passata allo stato italiano nel 1870 gli scavi vi furono continuati da Pietro Rosa e Rodolfo Lanciani e più sistematicamente a partire dal 1907 con Dante Vaglieri e poi con Guido Calza. Scavi estensivi si ebbero tra il 1938 e il 1942, con il proposito di presentare il nuovo sito archeologico all’Esposizione universale di Roma prevista per il 1942.
Il castrum repubblicano, secondo la tipica pianta ortogonale, era impiantato su due vie principali che si incrociavano ad angolo retto al centro: il cardine e il decumano massimi, quest’ultimo impostato sul tracciato della via Ostiense proveniente da Roma. Cardine e decumano uscivano dalle mura del castrum per mezzo di quattro porte.
Subito fuori dalla porta meridionale del castrum il cardine deviava verso sud-ovest, riprendendo il tracciato dell’antica via costiera verso Laurentum (più tardi divenuto tratto della via Severiana). A sua volta, subito dopo la porta occidentale, il decumano deviava verso sud-est, dirigendosi direttamente verso la spiaggia, allora poco distante. Da questo punto si dipartiva anche verso nord ovest la via della Foce, altro tratto del percorso costiero al quale si era sovrapposto il castrum, diretto verso la foce del fiume.
La successiva espansione delle costruzioni fuori dalle mura del castrum seguì questi percorsi preesistenti, dando un aspetto disordinato all’urbanistica cittadina. Anche le vie che costeggiavano in origine il percorso delle mura del castrum (vie pomeriali) rimasero in parte nella topografia successiva. Le nuove mura del I secolo a.C. racchiusero la città così come si era formata con un percorso irregolare: la porta Romana si trovava all’estremità orientale del decumano massimo, in direzione di Roma, la porta Laurentina al termine del tratto meridionale obliquo del cardine massimo, verso sud, in direzione di Laurentum, e infine la porta Marina era collocata verso la spiaggia, al termine del tratto obliquo del decumano massimo. Racchiudevano un’area di circa 69 ha.
All’interno della città un’altra via importante era la Semita dei Cippi, che collegava direttamente il decumano massimo alla porta Laurentina (la sua prosecuzione sul lato opposto del decumano verso il fiume ha il nome moderno di via dei Molini).
Analogamente alla suddivisione di Roma in 14 regioni, anche Ostia era stata divisa in regioni, in numero di almeno cinque, delle quali non conosciamo l’estensione o i confini. Con la ripresa degli scavi nel dopoguerra, con la pubblicazione della serie degli Scavi di Ostia a partire dal 1953, l’area archeologica della città è stata suddivisa in 5 regioni moderne, limitate dalle strade principali:
regione I: settore centrale, con l’intero castrum e fuori di esso i settori tra il Tevere, l’allineamento di via della Foce – tratto meridionale del cardine massimo e la via dei Molini-Semita dei Cippi;
regione II: il settore nord-orientale, tra il Tevere e il decumano massimo, fino alla via dei Molini
regione III: il settore occidentale, tra la via della Foce e il tratto occidentale del decumano massimo:
regione IV: il settore meridionale, tra il tratto occidentale del decumano massimo e il tratto meridionale del cardine massimo;
regione V: il settore sud-orientale, tra il decumano massimo e la semita dei cippi.
All’interno delle regioni gli isolati sono indicati da un numero progressivo in cifre romane e i singoli edifici all’interno degli isolati da un numero progressivo in cifre arabe.
Le mura del castrum di IV secolo a.C., di spessore di poco superiore a 1,50 m, sono costruite in opera quadrata di blocchi di tufo di Fidene, sistemati irregolarmente di testa e di taglio. Un tratto delle mura sul lato orientale è stato riutilizzato come muro di spina di un caseggiato di taberne (I,I,4) e si è dunque conservato. Altri tratti del muro si conservano all’interno del Piccolo mercato (I,VIII,1), degli Horrea epagathiana (I,VIII,3) del caseggiato a taberne I,VIII,10 e dell’officina degli Stuppatores (I,X,3).
La porta orientale, conservata per un’altezza di pochi filari, lasciati visibili ad un livello inferiore rispetto a quello di epoca imperiale, presentava verso l’interno due ambienti divisi da un tramezzo con ampio passaggio, probabilmente arcuato, e doveva essere a forma di torre. Simile struttura doveva avere anche la porta occidentale, anch’essa parzialmente conservata.
Le mura del I secolo a.C. furono costruite su incarico del Senato romano durante il consolato di Cicerone nel 63 a.C. e concluse da Publio Clodio Pulcro, tribuno della plebe nel 58 a.C.
Le nuove mura furono realizzate in opera quasi reticolata, con tufelli in tufo di Monteverde. Alla base sono spesse circa 2 m e sono costituite da fasce rientranti dell’altezza di circa 2 piedi; sul lato interno del muro, dove manca il paramento, dovevano essere appoggiate ad un terrapieno. Ne sono conservati solo scarsi tratti e non è noto se proseguissero anche sul lato lungo il fiume, dove avrebbero ostacolato tuttavia le operazioni portuali. È possibile che terminassero con due torri quadrate in prossimità del fiume, di cui si conservano i resti fuori dell’area archeologica attuale: ad una di esse si addossò in seguito il mitreo Aldobrandini (I,I,3).
Gli edifici della città cominciarono ad addossarsi alle nuove mura già a partire dall’età augustea e con Vespasiano il percorso fu riutilizzato per sostenere un acquedotto. La funzione difensiva non venne ripristinata neppure in epoca tardo-antica, quando la città fu nuovamente soggetta ad attacchi esterni, ma era ormai di importanza ridotta, avendo perso le funzioni commerciali ed economiche a favore di Porto e in caso di necessità venne usato come fortezza il teatro.
Nelle nuove mura si aprivano tre porte, conosciute con nomi moderni:
Porta Romana, sul decumano massimo, lato orientale (via Ostiense, in direzione di Roma); è costruita in opera quadrata a blocchi di tufo, presenta il fornice di ingresso più indietro rispetto alla linea delle mura, fiancheggiato da due torri quadrate. In età domizianea venne ricostruita ad un livello più alto, con decorazione architettonica in marmo e con una statua di Minerva-Vittoria alata. Subito fuori dalla porta si trova un basamento per una statua dedicata alla salute dell’imperatore da un membro della famiglia ostiense degli Acili Glabrioni, patrono della colonia.
Porta Laurentina, sul cardine massimo, in direzione di Laurentum, è costituita da una struttura rettangolare in blocchi di tufo, fiancheggiata da torri quadrate.
Porta Marina, sul decumano massimo, lato occidentale (in direzione della spiaggia). Costruita in blocchi di tufo con fornice arretrato rispetto alla linea delle mura e fiancheggiato da torri quadrate. Fu rasa al suolo nel I secolo e rimpiazzata da un arco più a sud con decorazione in marmo. Nella prima metà del III secolo al di sopra dei resti si impiantò la caupona di Alexander (IV,VII,4).