[…] Nell’arte il bello è come le lacrime in teatro:
senza dolore e senza vita, e quindi deve essere stimolato
e supplito dall’immaginazione.
JOHANN J. WINCKELMANN, Il sentimento del bello

Nell’antica, ed oggi pregiata, zona di Sant’Ambrogio, a circa 300 metri dalla basilica di Santa Croce, luogo di riposo dei grandi della nostra storia, si trova una piccola piazza che ospita un grazioso mercato delle pulci costituito da particolari bancarelle costruite sullo stile di piccole botteghe con tanto di vetrate e tettoie, dove si può trovare un po’ di tutto, dai ninnoli d’epoca, ai libri usati, a veri e propri pezzi di pregio finiti chissà come fra la chincaglieria. Nelle vie adiacenti alla piazza si trovano inoltre, assieme ai banchini dei lampredottai, numerosi piccoli negozi molto caratteristici dedicati all’antiquariato e al bric-à-brac, interessanti sia se ci si reca semplicemente in visita, così da toccare con mano il cuore dello spirito fiorentino, sia per concludere interessanti affari o per far restaurare qualche vecchio mobile o suppellettile, frutto di qualche eredità, da tempo tenuto dimenticato in cantina ed improvvisamente riscoperto.
Questa graziosa, piccola e particolarmente caratteristica piazzetta di borgata, dove ancora vigono una mentalità ed atteggiamenti dal vago gusto rionale, apparentemente parrebbe contrastare alquanto col prestigio e la magnificenza delle zone ad essa circostanti, data la sua vicinanza sia con la già citata Santa Croce che con il Duomo e Palazzo Vecchio, collocati più o meno alla stessa distanza: a vederla, in effetti, è poco più di una piazza del mercato che, per quanto caratteristica, rimane pur sempre una piazza del mercato. Eppure, questa piccolo angolo di città che potrebbe vagamente ricordare una sorta di Portobello’s Road mediterraneo, possiede, come ogni cosa a Firenze, una storia tutta sua ed un perché che ne svela la sua invisibile particolarità.
Piazza dei Ciompi, questo il nome della piazza, è un piccolo, antico borgo chiamato così a memoria del Tumulto dei Ciompi, benché con essi non abbia nulla a che fare dal momento che trovarono ospitalità in più di un’occasione presso i frati della vicina, ed assai più prestigiosa, Santa Croce.
Piazza dei Ciompi rimase pressoché una piazzetta insignificante ed anonima per diversi anni, non molto diversa dalle comuni piazze della città vecchia ancora fortemente attaccata alle antiche tradizioni ereditate e tramandate attraverso i secoli; fu solo nei primissimi anni Trenta del Novecento, grazie ad un progetto di rinnovo urbanistico, che la piccola piazza rionale venne finalmente aperta, in virtù delle neonate normative fasciste che prevedevano il risanamento e la valorizzazione di numerosi luoghi in Italia rimasti un po’ in disparte rispetto a tutto il resto. I vecchi edifici costeggianti la zona di Santa Croce vennero demoliti, e al loro posto innalzati nuovi palazzi e negozi la cui funzione, teoricamente, era far acquistare ulteriore prestigio alla città. I lavori, iniziati con i migliori auspici, vennero tuttavia interrotti e lasciati in sospeso per diversi anni, complice anche, nel frattempo, l’insorgere della guerra.
Occorse attendere il 1948 perché i lavori riprendessero, nelle zone sopravvissute ai bombardamenti, e fossero portati a termine, sotto il cielo di una nazione nuova che stava lentamente riprendendosi dal disastro bellico il cui profilo, sia sul piano politico che sociale, era cambiato drasticamente, con uno sguardo pieno di speranze ed attese rivolto al futuro. Nei successi anni la piazza prese finalmente, gradualmente, un profilo tutto personale. Il vero grande evento che conferì un certo carattere a Piazza dei Ciompi fu la ricostruzione della Loggia del Pesce, trasportata dal Mercato Vecchio, oggi Piazza della Repubblica.
La Loggia del Pesce, della quale esistevano alcuni frammenti conservati nel lapidario del Museo di San Marco, di è un’antica architettura di Giorgio Vasari e posizionata originariamente, per l’appunto, nell’allora Piazza del Mercato, quando i pesciaioli, su editto di Cosimo I de’ Medici, vennero fatti traslocare da Ponte Vecchio, dove avevano le botteghe, per i cattivi effluvi e la sporcizia che il loro lavoro necessariamente comportava; tale esigenza si fece particolarmente urgente quando, approfittando dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Vecchio, il granduca scelse di approfittare ulteriormente della nobile arte e bravura del Vasari estendendo i lavori anche agli Uffizi, edifici all’epoca dedicati allo svolgimento delle attività pubbliche ed amministrative, scegliendo Ponte Vecchio per far passare il noto Corridoio (oggi noto come Corridoio Vasariano o Camminamento del Principe, a memoria della sua antica funzione).
Le botteghe dei pesciaioli che affollavano il ponte, assieme a quelle di macellai ed acconciatori, con la gran quantità di sporcizia che essi producevano e che riversavano puntualmente in Arno, che invece avrebbe dovuto stimolare l’apprezzamento estetico di chi vi si fermava ad osservarlo, non erano certo lo spettacolo ideale per i granduchi che passavano per il Corridoio.
In particolare, Cosimo pensava alla moglie, la bella Eleonora da Toledo, già sofferente di tubercolosi e gravemente provata da ben undici gravidanze, per la quale gli olezzi venefici di quel luogo non erano certo l’ideale.
Sfrattati, e costretti a traslocare al Mercato Vecchio (divenuto proprio in quel periodo «vecchio» visti i lavori di costruzione della Loggia Mercato Nuovo nella zona di Ponte Vecchio), già presente fin dall’anno Mille, assieme alla comunità ebraica dove sempre Cosimo aveva imposto di risiedere, i pesciaioli si ritrovarono omaggiati, quale sorta di premio di consolazione, d’una bella Loggia a loro dedicata, che per lunghi secoli ancora troneggerà trionfante in quell’angolo felice di Firenze, assieme alla Colonna della Dovizia, o Colonna dell’Abbondanza, della quale è ancora presente al suo luogo d’origine una copia costruita nel 1956 (l’originale, opera di Donatello nel 1431, si deteriorò nel tempo e venne sostituita, nel 1721, da una copia del Foggini, spostata in seguito, e tutt’ora presente, nello spazio espositivo della sede storica della Cassa di Risparmio di Firenze).
La Loggia del Pesce ebbe invece un destino diverso ed alquanto singolare. Forse fu per omaggiare l’antico mestiere della pesca in un luogo nuovo, prospero e tutto nuovo, in un luogo interamente dedicato al commercio dove adesso svettava un mercato nuovo di zecca, o forse fu per far acquisire rapidamente prestigio ala nuova piccola piazza per così tanto tempo messa un po’ ai margini della città: fatto sta che l’antica colonna del Vasari, grazie al prezioso lavoro di rimontaggio di Giulio Cesare Lensi Orlandi, trovò una nuova dimora nella restaurata Piazza dei Ciompi, dove tutt’ora si erge fiera e maestosa.
E forse assieme ad una nuova dimora, come sempre avviene quando è il caso a dare una mano alla storia, anche una nuova gloria.

Alba Rosa Gesualdo