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  • Giovanni Della Casa, più conosciuto come monsignor Della Casa o monsignor Dellacasa (Borgo San Lorenzo, 28 giugno 1503 – Roma, 14 novembre 1556), è stato un letterato, scrittore e arcivescovo cattolico italiano, noto soprattutto come autore del manuale di belle maniere Galateo overo de’ costumi (scritto probabilmente dopo il 1551, ma pubblicato postumo nel 1558), che fin dalla pubblicazione godette di grande successo. Il Della Casa era di origine fiorentina e nacque nel 1503 in località “La Casa” a Borgo San Lorenzo nel Mugello da Pandolfo della Casa e da Lisabetta Tornabuoni. Studiò a Bologna, a Firenze, sotto la guida di letterati del tempo tra i quali Ubaldino Bandinelli e Ludovico Beccadelli, e a Padova. Consigliato da Alessandro Farnese, intorno al 1532 intraprese la carriera ecclesiastica a Roma, considerata come la carriera che garantiva il miglior stile di vita. Arrivò a diventare arcivescovo di Benevento nel 1544 e, nel medesimo

  • Il cosiddetto calendario pisano, o stile dell’Incarnazione al modo pisano, o ancora semplicemente stile pisano, era un particolare tipo di calendario in uso a Pisa e in altre zone dell’attuale Toscana – per questo detto anche calendario toscano – fino alla metà del XVIII secolo, che faceva iniziare l’anno il giorno 25 marzo (festa dell’annunciazione della Vergine Maria secondo il calendario liturgico), anticipandone di nove mesi e sette giorni l’inizio rispetto allo “stile moderno” o “stile della Circoncisione”, ancor oggi in uso, che indica il giorno 1º gennaio come primo giorno dell’anno. Questo tipo di calendario non deve essere confuso con lo “stile dell’Incarnazione al modo fiorentino”, utilizzato in molte città dell’Italia medievale come Firenze e Piacenza, che indicava anch’esso il giorno 25 marzo come primo giorno dell’anno, ma posticipandone l’inizio di due mesi e ventiquattro giorni rispetto all’uso moderno. Le date espresse secondo lo stile pisano e quelle secondo

  • Nata nel maggio del 1822 come Società Scientifico-Letteraria, l’Accademia fu inaugurata ufficialmente il 30 dicembre dello stesso anno nell’Imperiale e Regio Liceo. L’anno successivo prese il nome di Accademia degli Euteleti, cioè degli uomini di buona volontà che perseguono un buon fine, ed ebbe come scopo principale la diffusione e lo sviluppo non solo del patrimonio letterario, ma soprattutto del sapere scientifico e degli studi legati allo sviluppo dell’agricoltura. Nei primi anni di vita contribuì alla diffusione della cultura toscana oltre i confini nazionali; la sua ricca Biblioteca e il suo Archivio ne conservano oggi memoria. Nel 1834 si fece promotrice di una “Società Tipografica” e dell’istituzione di una scuola infantile, secondo quanto riportato negli “Atti” della società. L’attività dell’Accademia fu interrotta con l’inizio delle Guerre di Indipendenza. Assurta al ruolo di Ente morale nel 1938, dedica parte della sua attività all’organizzazione di mostre e convegni di interesse scientifico. Dal

  • Giovanni Gualberto, monaco di San Miniato, giunse a Vallombrosa nel 1036. La foresta di castagni, abeti bianchi e faggi divenne subito meta di pellegrinaggio di chierici e laici, attratti dalla rigida vita monastica condotta e predicata da Giovanni Gualberto. Già nel 1039 la badessa Itta donava il terreno per costruire il monastero e la chiesa, consacrata nel 1051, mentre nel 1055 Papa Vittore II riconosceva la Congregazione benedettina di Vallombrosa. Ricostruito intorno alla metà del Quattrocento dall’abate Francesco Altoviti, il monastero si arricchì notevolmente nel corso dei secoli, diventando tra i secoli XVII e XVIII un importante punto di riferimento per la cultura scientifica toscana. Intorno al 1578 sembra vi abbia soggiornato, per volontà del padre, Galileo Galilei, forse in qualità di novizio. I vallombrosani condussero osservazioni meteorologiche per la rete meteorologica medicea (1654-1667), la prima istituita in Europa. Alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze sono conservati alcuni documenti (segnati

  • Il labirinto, detto di Porsenna perché, secondo la tradizione, è identificato con il monumentale sepolcro descritto dall’erudito romano Plinio il Vecchio, è formata da una fitta rete di cunicoli sotterranei che costituiva l’ingegnoso sistema di drenaggio ideato dagli Etruschi in periodo arcaico (VI secolo a.C.) per sfruttare le acque di infiltrazione e di falda. I cunicoli, di dimensioni variabili, sono scavati a vari livelli e collegati alle case mediante pozzi e cisterne. Colmate dai detriti e recentemente ripulite, le gallerie sono oggi visitabili, con accesso dal Museo della Cattedrale, sino ad una grande cisterna del I secolo a.C. La cisterna è costituita da un ambiente a pianta rettangolare coperto da una doppia volta, sul quale si aprivano i pozzi di approvvigionamento. (Credits e Info: Istituto e Museo di Storia della Scienza)

  • Il Ponte Mediceo di Cappiano, sul canale dell’Usciana, emissario del Padule di Fucecchio, ha avuto storicamente un ruolo di primo piano nel sistema di navigazione interno che collegava il lago di Bientina, il Padule di Fucecchio, l’Arno e il mare, consentendo le relazioni commerciali nel percorso fra Pistoia e Pisa. Questa rete idroviaria è stata sostanzialmente funzionante fino alle bonifiche ottocentesche. Già nel Medioevo si hanno notizie del ponte di Cappiano, gestito dagli Ospitalieri di Altopascio e inserito nell’itinerario della via Francigena. Nel 1325, in seguito ad un conflitto fra fiorentini e lucchesi il ponte fu distrutto. Fu poi ricostruito e fortificato con una torre; successivamente fu dotato di ponti levatoi. Leonardo, nel foglio RLW 12685, indica e raffigura Ponte a Cappiano con la sua struttura difensiva e, in particolare, una torre. Il complesso era dotato di una chiusa per regolare il deflusso delle acque e, al tempo stesso, per

  • In piazza Santissima Annunziata, è noto a tutti i fiorentini un curioso personaggio, un uomo tra i quaranta e i cinquant’anni, conosciuto come Malva. Le leggende sul suo conto sono note attraverso aneddoti e racconti di amici e conoscenti, che sicuramente inventano, fantasticano, ingigantiscono, ma una certa linea di coerenza al suo riguardo è ormai assodata e tramandata. L’ho ascoltata, l’ho letta, vi ho riso, mi ha sorpreso, soprattutto quando il Malva l’ho visto di persona nella piazza in cui lavora; ma veniamo al dunque e coinvolgiamo chi del Malva ancora non sa nulla.Quest’uomo ultra quarantenne, nativo fiorentino, quand’era sfaccendato diciottenne, trovandosi a decidere sull’avvenire della vita, trovò una strada fantasiosa e stravagante: appagare i vizi della gente mettendo su un business di innocua e benefica malva (adesso capirete il perché dello strano soprannome!). Il trucco fu  trattare questa pianta in modo assolutamente nuovo e originale, così da farla assomigliare

  • Da piazza della Cisterna entriamo nella piazza del Duomo, sulla sinistra il Palazzo Comunale, e la scalinata che porta all’ingresso del Duomo (o Basilica Collegiata di Santa Maria Assunta), davanti abbiamo il palazzo dei Ghibellini Salvucci, acerrimi nemici dei Guelfi Ardinghelli, che avevano le case nella piazza contigua, con le due torri “gemelle” che, non essendo identiche nelle dimensioni, avevano dato adito ad una storia interessante: si pensava infatti che i Salvucci, volendo in qualche modo contravvenire agli statuti comunali del 1255, che impedivano di costruire torri più alte di quella del Podestà (Rognosa), ne facessero erigere due, appositamente progettate in modo che la parte alta della prima corrispondesse alla base della seconda, cosicchè, idealmente sovrapponendole, superassero ampiamente la torre comunale, per dimostrare così la loro potenza e la loro sfrontatezza. Alla destra il palazzo Chigi-Useppi ed il vecchio Palazzo del Podestà con la torre detta Rognosa che, fino a

  • Un uomo serio, determinato, pungente per la fredda determinazione con cui ha portato avanti teorie politiche e letterarie, Niccolò Machiavelli è l’emblema del  grave pensatore, chino sui suoi libri, impegnato attivamente nel dibattito culturale e politico dei suoi anni. Figura di spicco negli anni successivi alla morte dell’”indemoniato”  predicatore fiorentino, il Savonarola, morto nel 1498, è nel clima politico della Repubblica di Firenze che la carica di cancelliere lo conduce all’ascesa pubblica e sociale, a lungo architettata nelle sue intime ambizioni.Opere teatrali, storiche, politiche lo rendono un classico letterario del suo tempo, odiato da studenti ancora acerbi per comprenderne la levatura morale, reso ancora più antipatico per quel suo volto sempre serio, concentrato, mai ridente e sognatore.Un volto assai più cupo al rientro dei Medici a Firenze: è l’anno 1512,  si restaura il principato e Machiavelli è fatto fuori dalla macchina burocratica del regno. Estromesso dal suo ruolo, la penosa

  • Ed ella: «O luce etterna del gran viro a cui Nostro Signor lasciò le chiavi, ch’ei portò giù, di questo gaudio miro, tenta costui di punti lievi e gravi, come ti piace, intorno de la fede, per la qual tu su per lo mare andavi. S’elli ama bene e bene spera e crede, non t’è occulto, perché ‘l viso hai quivi dov’ ogne cosa dipinta si vede; ma perché questo regno ha fatto civi per la verace fede, a glorïarla, di lei parlare è ben ch’a lui arrivi.» DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia, Paradiso-Canto XXIV Nella  credenza popolare, fin da tempi antichissimi, le api hanno sempre rappresentato un simbolo di operosità e di ordine sociale. Le api, infatti, naturalmente suddivise in categorie naturali che le definiscono, operano ciascuna nel proprio specifico settore ad esse confacente, estranee alla prevaricazione, all’ambizione, al potere ed all’usurpazione di questo ad accrescimento del proprio. Le

  • […] Nell’arte il bello è come le lacrime in teatro: senza dolore e senza vita, e quindi deve essere stimolato e supplito dall’immaginazione. JOHANN J. WINCKELMANN, Il sentimento del bello Nell’antica, ed oggi pregiata, zona di Sant’Ambrogio, a circa 300 metri dalla basilica di Santa Croce, luogo di riposo dei grandi della nostra storia, si trova una piccola piazza che ospita un grazioso mercato delle pulci costituito da particolari bancarelle costruite sullo stile di piccole botteghe con tanto di vetrate e tettoie, dove si può trovare un po’ di tutto, dai ninnoli d’epoca, ai libri usati, a veri e propri pezzi di pregio finiti chissà come fra la chincaglieria. Nelle vie adiacenti alla piazza si trovano inoltre, assieme ai banchini dei lampredottai, numerosi piccoli negozi molto caratteristici dedicati all’antiquariato e al bric-à-brac, interessanti sia se ci si reca semplicemente in visita, così da toccare con mano il cuore dello spirito

  • La Torre dei sogni, torre d’avvistamento al tempo delle vie del sale, sospesa tra i calanchi e avvolta tra i cipressi, al confine tra i comuni di Montespertoli e Empoli, si raggiunge facilmente da tutti i comuni limitrofi e da chi utilizza la strada di grande comunicazione Firenze Pisa Livorno. Gli studi archeologici del territorio che la accoglie, indicano che i primi insediamenti risalgono all’VIII secolo A.C.. Tracce etrusche e romane ci rivelano il passaggio del tempo e delle attività umane. Nel XIV secolo apparteneva ai conti Ravegnati, la terza famiglia più importante del territorio empolese dopo i Conti Alberti e i Conti Guidi. Fu ricostruita negli anni 50, con quel che restava dei crolli inflitti dal tempo, dalla famiglia De Plaisant per essere utilizzata come rifugio di caccia e luogo di svago. L’attuale denominazione, Torre (o Torrino) dei Sogni, ha un’origine magica, romantica: qua, nel dopo guerra, gli empolesi